Ora “Robespierre” rivista e corretta diventa “Viruspierre” ai tempi del Covid
La più celebre canzone (con video) degli Offlaga Disco Pax liberamente reinterpretata dai padovani... Arcella Disco Pax
Reggio Emilia
Socialismo tascabile e pandemia. Questi infiniti giorni di clausura e restrizioni hanno regalato, fra i milioni di persone rinchiuse in casa, anche una serie di tributi e invenzioni capaci di far sorridere. E non solo.
La scorsa settimana, uno dei piccoli casi musicali italiani è il videoclip di “Viruspierre”, versione rivisitata alla primavera 2020 di “Robespierre”, la più celebre canzone dei reggianissimi Offlaga Disco Pax, il brano che – con il riuscitissimo video – lanciò nel 2005 il disco di esordio “Socialismo Tascabile (Prove tecniche di trasmissione)”.
Il mimetismo dell’omaggio è totale, permeato di affetto, ironia e aggiornatissimo sarcasmo. A partire dagli autori.
A firmare “Viruspierre” sono gli Arcella Disco Pax, l’omaggio è diretto e rivela l’origine degli autori, l’Arcella è infatti uno dei più vasti quartieri di Padova. Il brano, spiegano gli stessi ideatori, è una «reinterpretazione libera del ben noto brano degli Offlaga Disco Pax alla luce delle virali novità».
Pensato, scritto, cantato, suonato, registrato, prodotto, mixato, masterizzato, distribuito e promosso seguendo scrupolosamente le normative igienico-sanitarie richieste dai decreti ministeriali. Tutto questo dal quartiere 2 Nord di Padova, altresì noto come Arcella».
Per chi conosce l’epopea degli Offlaga Disco Pax, di Max Collini, Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli, la visione regala tantissime chicche. Nel testo come nelle immagini e nella musica. La celebre frase di esordio declamata da Collini, «Ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975», diventa «Ho fatto il tampone per il CoVid-19 a marzo 2020». Dal socialismo dell’originale si passa al contagio 2020: «Il contagio era come l’universo, in espansione, l’infermiera mi chiese della quarantena obbligatoria, risposi che il premier Conte aveva ragione e che, esercito nelle strade o no, restare a casa era una cosa giusta».
In “Robespierre”, si alternavano tante cartoline anni ’70 dell’Italia e, soprattutto, della Reggio del periodo, la «provincia più filosovietica dell’impero». Ora, tutto viene abilmente declinato al tempo della pandemia, con richiami all’onnipresente Burioni, ai medici cubani arrivati in soccorso dell’Italia, alle fughe sui treni e a «gli amici di Codogno passati dal raffreddore direttamente alla terapia intensiva, alla faccia dei sintomi leggeri». Anche lo sport si adegua. Nel 2005 Collini ricordava l’eterno derby Reggio-Parma, ora si passa alla partita incriminata Atalanta-Valencia, per alcuni uno dei primi momenti di propagazione del virus in Lombardia.
E se il pezzo degli Offlaga chiudeva con una rassegna della toponomastica reggiana, “Viruspierre” si adegua. Dai nomi permeati di socialismo delle strade nostrane si approda al gioco di parole sulle perenni raccomandazioni prudenziali: «Via le mani da occhi, bocca e naso/Via le persone dalle strade/ Via al telelavoro/ Via alla didattica a distanza/ Via al fitness domestico».
Le immagini non deludono, con estratti dalle mille dirette e dalle mille conferenze della quarantena, con i vari Zaia, De Luca e altri volti diventati improvvisamente popolari miscelati a evoluzioni di acrobati cinesi e a pezzi di cartoni e telefilm.
Un bel sorriso, in questi giorni cupi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
