Collezione Maramotti, in viaggio tra testimonianze e visite virtuali
Reggio Emilia, nella galleria uno spazio dedicato ad ogni attività: il video “Rehang” ha raccolto oltre 45mila visualizzazioni
REGGIO EMILIA. Piacevolissime sorprese rivela la Collezione Maramotti in questi mesi di chiusura. Di profondo interesse e alquanto curate sono le notizie e i numerosi contenuti consultabili attraverso i canali social Instagram e Facebook, disponibili su youtube, in cui – ci spiega Sara Piccinini Senior Coordinator – viene dedicato uno spazio ad ogni attività anche con brevi ma efficaci flash come #paroledartista, per proseguire con notizie relative ai materiali d'archivio e librari (la Collezione ha un ampio patrimonio di libri d'artista) e inoltre eventi di danza, sia legati alle performance presentate in Collezione dal 2009 a oggi, sia alla recente collaborazione con Aterballetto, nell’ambito della produzione di “creazioni coreografiche a distanza”. Inoltre è disponibile un excursus sulle mostre presentate in Collezione dal 2008, in occasione del festival Fotografia Europea.
Video
Tra i numerosi video segnaliamo “Rehang” sul riallestimento di dieci sale della collezione permanente nel 2019, che era stato trasmesso da Sky Arte l'anno scorso, e che con un rilancio recente ha ottenuto oltre 45.000 visualizzazioni in pochi giorni (https://youtu.be/Y5jaxQL3ZQ8).
Il racconto è incentrato sul fatto che da marzo 2019 per la prima volta dall’apertura al pubblico della Collezione Maramotti nell’ottobre del 2007 dieci sale del secondo piano dell’esposizione permanente sono riallestite per accogliere alcuni dei progetti presentati nei primi dieci anni di apertura: si tratta di Enoc Perez (2008), Gert & Uwe Tobias (2009), Jacob Kassay (2010), Krištof Kintera (2017), Jules de Balincourt (2012), Alessandro Pessoli (2011), Evgeny Antufiev (2013), Thomas Scheibitz (2011), Chantal Joffe (2014), Alessandra Ariatti (2014).
Esposizioni
«Questa serie di esposizioni personali – commenta Sara Piccinini – offre una panoramica, seppur parziale, sul work in progress portato avanti dalla Collezione attraverso l’invito ad artisti italiani e internazionali a realizzare un nuovo corpus di opere da presentare al pubblico e che, successivamente, sono entrate a far parte del patrimonio». Altri contenuti riguardano il Max Mara Art Prize for Women e le conversazioni degli artisti delle loro mostre con gruppi di intern della Collezione Peggy Guggenheim.
Conversazioni
«Per quanto riguarda la danza – spiega Piccinini – è con immenso piacere che da domenica 3 maggio, con la collaborazione dei Teatri e delle compagnie che hanno dato il loro consenso, stiamo pubblicando alcune riprese integrali delle performance site specific presentate in Collezione; dal 3 maggio è online Early Works della Compagnia di Trisha Brown (ottobre 2009): dal 10 maggio la stupenda Pointed Peak (novembre 2017) di Saburo Teshigawara, mentre da stasera sarà online a partire dalle 20.15 sul canale youtube, in modalità Première, la performance creata da Hofesh Shechter nel 2015».
Parole d’artista
Le #paroled'artista, sono tredici brevissimi video in cui gli artisti della Collezione si raccontano attraverso le loro opere; uno di essi riguarda uno dei quadri più belli “Amalassunta 1” del 1949 di Osvaldo Licini. «Tra le videointerviste agli artist anche la presentazione di “Two Thoughts” di Svenja Deininger la mostra che avrebbe dovuto aprire l'8 marzo, ma che nessuno ha ancora potuto visitare aspettando quando la collezione riaprirà, si pensa dal 21 maggio».
In anteprima
“Two Thoughts” è il titolo della mostra personale dell’artista viennese (classe 1974) Svenja Deininger che raccoglie un ciclo di nuove opere pittoriche concepite specificamente per questo progetto e in dialogo con quattro dipinti degli anni Venti dell’avanguardista polacco Władysław Strzemiński, in prestito dal Muzeum Sztuki di Łódź.
Nei suoi dipinti la Deininger si concentra segmenti di spazialità che si sviluppa non come una traduzione della nostra realtà fisica nella pittura, non come colori che formano un linguaggio simbolico, ma come atmosfera: ecco perché non sono veramente quadri astratti. Questo l’indirizzo dove potere fruire degli innumerevoli contributi della Collezione Maramotti: https://www.youtube.com/user/CollezioneMaramotti.
La storia
Risale agli anni Settanta il proposito di Achille Maramotti di costituire una raccolta d’arte contemporanea che diventasse un luogo di fruizione estetica e intellettuale, aperto a un pubblico di appassionati. Fino al 2000 un certo numero delle opere acquistate erano esposte negli spazi di passaggio dello stabilimento Max Mara di via Fratelli Cervi per promuovere una quotidiana, stimolante convivenza fra creatività artistica e disegno industriale. Non è perciò un caso che questo edificio, sia ora divenuto la sede permanente di una collezione d’arte.
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