Gazzetta di Reggio

Teatro 

Un omaggio affettuoso a Josef Svoboda artista e scenografo legato all’Ospitale

Giulia Bassi
Un omaggio affettuoso a Josef Svoboda artista e scenografo legato all’Ospitale

L’architetto, che il 10 maggio avrebbe compiuto 100 anni ricordato dall’ex direttore artistico Franco Brambilla 

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REGGIO EMILIA

«Per me la luce stata una sorgente inesauribile, piena di segreti e sorprese infinite. E lo resterà per sempre». Così disse l’artista, scenografo e architetto cèco Josef Svoboda, quando venne a Rubiera invitato alla Corte Ospitale dove è stato più volte ospite. Fondatore del leggendario teatro della Lanterna Magika, a Praga, egli ha profondamente rinnovato la scena teatrale del secondo dopoguerra, con una straordinaria reinvenzione dei rapporti fra spazio, luce e cinetica. Il ricordo di questo autentico genio del teatro ci pare doveroso, in quanto il 10 maggio scorso Svoboda avrebbe compiuto cent’anni.

Il primo incontro con La Corte Ospitale e il direttore artistico di allora Franco Brambilla avvenne nel 1990 a Praga per il progetto “I gabinetti di ottica” incentrato sui temi dell’illuminazione teatrale e della sua potenzialità espressiva. Ne nacque una prima suggestiva mostra, “Lo spettacolo dell’illusione”, che a Svoboda dedicava una ricca sezione, ed un memorabile seminario condotto al Teatro Comunale di Modena nel 1991. A quella felice esperienza ha fatto seguito una lunga intesa culturale ed una cordiale amicizia, rafforzata nel corso degli anni da una profonda condivisioni di comuni interessi artistici che culminarono nel 1995 nella scenografia per lo spettacolo “Vite a scadenza” di Elias Canetti prodotto dalla Corte Ospitale per la prima edizione del festival Teatrodifrontiera.

Importantissima, tra le altre iniziative della Corte legate a Svoboda, nel ’97 ci fu la pubblicazione de “I segreti dello spazio teatrale”, volume che raccoglie anche attraverso significative foto, molte riflessioni sull’attività del maestri e che resta tra i documenti più importanti sulla straordinaria opera dello scenografo. Fu realizzata prima (nel ’92) in lingua ceca con la preziosa collaborazione della sua assistente Milena Honzikova e a cura del critico Franco Quadri. «Se dovessi ricordare la caratteristica che mi ha subito colpito di Svoboda, indubbiamente il fatto che era un uomo con una grande capacità, una grande lucidità e nello stesso tempo trasmetteva un senso quasi infantile del divertimento – spiega Franco Brambilla –. Mi è rimasto impresso il suo studio, luogo da cui tutto partiva: c’erano decine di corpi illuminanti aperti, fari: poiché egli non progettava l’illuminazione, ma progettava il corpo illuminante, cioè inventava il faro; non partiva dall’idea che ci sono certi fari che danno questo tipo di risultati, ma continuava a ripetere “io entro nella materia per comprendere come va una scenografia”. Per realizzare ciò nel suo studio aveva ricostruito i laboratori di fotografia, di falegnameria di luminotecnica, di tutto ciò che poteva servire per il teatro. Pensava, come diceva Franco Quadri, che il teatro fosse una costruzione collettiva, tutte le persone avevano un ruolo fondamentale, dall’ultimo macchinista fino al regista». E tra gli ultimi progetti la mostra “I segreti dello spazio teatrale” programmata a Genova e anche al teatro Valli nel febbraio 2001. Prodotta da Lanterna Magika e Corte Ospitale, con il sostegno di Enel e dei Teatri fu progettata dallo stesso artista: proponeva attraverso soluzioni multimediali e modelli fedeli agli originali, alcuni degli allestimenti più significativi realizzati dal grande scenografo per i più importanti teatri del mondo, di prosa, lirica e balletto tra cui «I Nibelunghi» di Wagner, «Idomeneo» di Mozart, «Amleto» e «Sogno di una notte di mezza estate» di Shakespeare. Nel 2016 il Valli ha programmato nella stagione lirica una “Lucia di Lammermoor” le cui scene si basavano su una sua idea e la regia di Henning Brockhaus: questi collaborò alla Traviata “degli specchi” allo Sferisterio di Macerata Festival realizzata nel 1992 con la quale il nome lo scenografo cèco divenne giustamente molto famoso. —





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