Gazzetta di Reggio

Cinema

Il premio della stampa Nastro dell’Anno 2020 al film su Ligabue “Volevo nascondermi”

Andrea Vaccari
Il premio della stampa Nastro dell’Anno 2020 al film su Ligabue “Volevo nascondermi”

L’opera targata Palomar, in attesa di essere proiettata nelle sale, colleziona un altro riconoscimento dopo l’Orso d’oro

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GUALTIERI Le sale cinematografiche sono ferme da mesi e nessuno spettatore in Italia lo ha ancora potuto vedere, ma per “Volevo nascondermi” arriva un nuovo riconoscimento. Dopo l’Orso d’Argento conquistato a Berlino da Elio Germano in qualità di miglior attore, a premiare ulteriormente l’opera di Giorgio Diritti targata Palomar è il mondo della stampa.

Al film che racconta con straordinaria umanità la vita di Antonio Ligabue è andato il Nastro dell’Anno 2020, il riconoscimento che il Direttivo dei giornalisti cinematografici assegna scegliendo tradizionalmente un’opera che merita una particolare sottolineatura di eccellenza, oltre il verdetto che annualmente premia i migliori dell’anno attraverso il voto di tutti gli iscritti al sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani che assegna i Nastri d’Argento dal 1946.

Nello specifico il Nastro dell’Anno, un riconoscimento di eccellenza che va oltre le candidature, va a Palomar e Rai Cinema per la produzione, a Giorgio Diritti per la regia e ovviamente alla performance di Elio Germano che riceveranno i premi, come ogni anno, alla fine di giugno anche in quest’edizione particolare che si svolgerà a Roma. In quell’occasione riceverà un riconoscimento speciale anche la squadra che – dalla scrittura alle collaborazioni tecniche, fino al make up e all’hair styling – ha lavorato nel segno della qualità.

«Il film riceve il Nastro dell’Anno perché – si legge nella motivazione – con lo stile essenziale della semplicità mette a fuoco la sofferenza e il talento personalissimo di un uomo che, attraverso l’esplosione della sua creatività irrefrenabile, riesce a riempire il vuoto della solitudine e superare il disagio dell’emarginazione e della malattia mentale. Ma, oltre il racconto di un personaggio così straordinariamente “diverso”, una riflessione sulle contraddizioni profonde di un mondo che – per dirla con il suo straordinario protagonista – marcia a forte velocità in ogni direzione dimenticando “tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta”, i Ligabue che sono in mezzo a tanta civiltà». Volevo nascondermi è un film che si può considerare reggiano a tutti gli effetti, non solo per il soggetto e per i luoghi nei quali è stato girato – Gualtieri e Guastalla in particolare – ma anche per la casa che lo ha prodotto.

La Palomar infatti ha aperto una propria sede anche al Tecnopolo di Reggio. In quest’opera il regista Diritti ha scelto come soggetto principale Ligabue in quanto, pur essendo morto quasi 60 anni fa, la sua epopea è caratterizzata da diversi elementi contemporanei tra cui, in primis, l’essere straniero in una terra straniera.

Pur manifestando tutto il proprio disagio nel non essere accettato, Ligabue è riuscito a diventare una figura di cui ancora oggi si parla. La sua è dunque una storia che porta a riflettere sulla vita e sulle tante strade che in essa si incrociano. La trama del film ripercorre fedelmente la vita di Ligabue (interpretato da un Elio Germano eccezionale), che approda in Italia dalla Svizzera, dove aveva vissuto un’infanzia difficile.

A Gualtieri, nel suo capanno vicino al Po vive in solitudine, e sarà l’incontro con lo scultore Marino Mazzacurati a cambiargli la vita. Si riavvicina alla pittura e capisce che l’arte può essere l’unico tramite per costruire la propria identità.

Così “Toni”, respinto dagli altri, diventa il pittore immaginifico in grado di dipingere tigri e giaguari dalle sponde del Po. —


 

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