Nell’atelier musicale di Chieli alla scuola dell’infanzia Balducci
L’insegnante: «Alla base c’è l’idea che la creatività sia come un muscolo da allenare ogni giorno»
REGGIO EMILIA
La figura stabile dell’atelierista con le sue abilità di sperimentatore maturate a stretto contatto con i bambini e in dialogo con insegnanti e pedagogisti, porta ad ogni scuola comunale dell’infanzia reggiana un valore aggiunto. Il fatto che ognuna sviluppi una propria identità, si ripercuote nella profondità del lavoro quotidiano e inoltre la speciale caratteristica di alcune discipline, rende i progetti molto preziosi non solo per far luce sulla coerenza del percorso intrapreso nelle varie scuole ma ne accrescono il prestigio nei confronti di altre realtà italiane e straniere.
È ormai un dato di fatto assodato con la pittura, ma lo sta diventando con la musica. Una figura di atelierista che costruisce i suoi progetti sull’arte dei suoni lo troviamo alla “Balducci” dove Filippo Chieli, tanto per cominciare, ogni giorno ricrea il momento dell’accoglienza diffondendo dalla “piazza” della scuola una musica diversa.
«Comincia da qui il mio lavoro quotidiano, mettendo al primo posto la musica e da quel punto di vista imparo a conoscere i bambini... Dall’atelier pieno di strumenti di qualsiasi tipo mi sono inventato un percorso lungo tre anni - i tre anni di frequenza dei bambini alla scuola dell’infanzia - e alla base sta l’idea che la creatività sia come un muscolo da allenare ogni giorno, senza seguire delle ricette prestabilite. Tuttavia un punto di partenza l’ho trovato nel pensiero di Malaguzzi, poiché la musica è sicuramente uno di quei cento linguaggi. Il fatto è che il linguaggio della musica possiede una forza universale: già al nido (l’ho sperimento al nido Nilde Iotti) i piccoli quando vedono degli oggetti nuovi nel cercare di comprendere cosa sono - per esempio un blocco di creta - cercano di capire come suonano. E quando lo scoprono coinvolgono gli altri…: “Hai sentito come suona?” Ecco come la musica può trovare adesione e condivisione. L’idea di fondo – prosegue Chieli – è quella di connettere i vari momenti della giornata (accoglienza, quotidianità, esperienze dentro la scuola e nel parco) con i suoni proprio perché la musica e i suoni possono riempire lo spazio, ne modificano la percezione, lo caricano di significati».
A parte alcuni strumenti tradizionali, l’atelier di Filippo è pieno di materiali riverberanti che emettono scie sonore: su diversi oggetti sono posizionati dei microfoni che amplificano certi effetti che si possono ascoltare e fissare nella mente. «Suonare uno strumento è quanto di più fisico ci sia, e qual è l’effetto? Non una costruzione materica, ma una cosa che non si vede!».
Quanto si costruisce nelle nostre scuole d’infanzia con e attraverso la musica, Chieli lo racconta negli incontri di presentazione del Reggio Emilia Approach e del progetto di Reggio Children in ogni parte del mondo dall’Argentina, all’Australia, agli Stati Uniti. «In merito alla formazione con i docenti, chiedo di mettere in primo piano l’udito rispetto alla vista; cerco di caricare di significato l'ascolto, di risvegliare l'orecchio - uno dei sensi più trascurati - sulla dimensione del paesaggio sonoro. Una volta insieme a delle insegnanti di Mumbai, in India, abbiamo passato un pomeriggio passeggiando per il centro, solamente ascoltando e registrando suoni e rumori, poi abbiamo fatto le nostre riflessioni. Il suono diventa un modo per scambiarsi le esperienze: è facile anche perché la musica piace a tutti».
Reggio Children da alcuni anni, fa progettazione con l’associazione “Diamo il La” presieduta da Giuseppina Manin impegnata a promuovere l’educazione all’ascolto e alla musica fin dal primo ciclo scolastico in alcune zone disagiate di Milano. In quelle circostanze Chieli (insieme a colleghe insegnanti e pedagogiste) presenta la vasta gamma di possibilità per giocare con la musica, facendo esperimenti partendo (o arrivando) anche ad un discorso scientifico, legato al fatto che per creare i suoni ci vuole… l’aria.
Tra i vari percorsi portati avanti nella “Balducci” oltre ad incontri dal vivo con artisti (il violoncellista Walter Prati e il Quartetto Prometeo per citarne solo alcuni) anche un filone legato all’intreccio di saperi: infatti con il progetto “La meraviglia della scoperta” sono state costruite sculture sonore in creta che suonano: oggetti decorati e statuette con una sfumatura sonora e musicale. Sembrerà strano entrando in quella scuola ma la musica si vede, si tocca: si possono ammirare documentazioni con le curiose frasi dei bambini, alle sculture di musicisti alcune delle quali, un quartetto d’archi, sono state regalate al teatro Valli. «E ancora partendo dalla voce come patrimonio comune a tutti gli uomini abbiamo creato una speciale collezione di lingue da tutto il mondo registrando le voci delle persone che nel tempo sono venute ad incontrarci; una collezione che è in continuo divenire. Abbiamo creato un’ installazione con sensori a pressione collegati alle voci registrate, l’abbiamo posizionata nella piazza della nostra scuola per farla diventare un luogo fisico attorno al quale far gravitare sperimentazioni linguistiche, comunicative, grafiche e… sonore». —
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