“Rosa. Coltiviamo bellezza”, sei incontri per interrogarsi sulla necessità del teatro
Da domani ogni mercoledì su Zoom (dalle 18 alle 19.30) interverranno artisti, operatori teatrali e spettatori
RUBIERA
«Da quando è arrivato lo stop, né più né meno che una sorta di coprifuoco, ci siamo attrezzati per svuotare la Corte: perché da sempre, è la nostra peculiarità, invitiamo in residenza attori, artisti, registi che creano degli spettacoli; e tutti dopo l’uscita del decreto di marzo sono dovuti andarsene. Da allora, mentre compivamo quei gesti doverosi ma anche dolorosi, causati dalla drammatica contingenza, abbiamo cominciato ad interrogarci sul futuro – ci racconta la direttrice artistica della Corte Ospitale Giulia Guerra – come sarà dopo? E da cosa ripartire?».
Le questioni che si sono posti gli operatori dell’istituzione teatrale rubierese, chiaramente non potevano portare a un’immediata soluzione, ma si sono trasformate in un materiale prezioso sul quale è stato pensato un momento condiviso, di riflessione sul rapporto teatro/comunità dal titolo “Rosa. Coltiviamo bellezza”, un titolo evocativo che sembra trasformare la pregevolissima iniziativa promossa da La Corte in una sorta di faro, quindi una guida la cui autorevolezza è collegata al modo imperativo che accompagna l’invito a «coltivare la bellezza» intendendo come un’esigenza particolarmente necessaria per la nostra sensibilità e «da ritrovare» al più presto in questo tempo oscuro carico di incertezze.
«Dopo quelle prime domande che si siamo fatti d’istinto, sono arrivate molte riflessioni riguardanti la funzione del teatro, ad esempio. «A seguito di quanto è successo, in che modo il teatro può mantenere la sua forza intrinseca, vale a dire il suo ruolo necessario per comunicare con una comunità? E quali sono i suoi punti di forza rispetto ai film, alle serie, alla tv ai libri dei quali abbiamo potuto godere a casa nostra in questi giorni in solitudine? Da qui la necessità di trovarli, quei punti di forza, di tornare ad evocarli, proprio per non morire… Quindi da dove e soprattutto come ricominciare? Così abbiamo pensato di partire dalla comunità stessa che ci accoglie, quella comunità dove La Corte è nata e per la quale ogni anno crea delle proposte e un cartellone: poiché il teatro in generale nasce dalla magia dell’incontro tra artista e spettatore. E l’istituzione quando funziona, crea a sua volta una comunità temporanea che si riunisce in un messaggio poetico e artistico».
Dunque per gli operatori dell’Ospitale il primo pensiero è stato di chiamare in causa coloro che abitano il territorio e frequentano gli spettacoli; e a loro chiederanno «che cos’è per voi il teatro?», «il teatro ha una necessità di esistere»?. Lo faranno nella consapevolezza di non arrivare già con delle risposte.
“Rosa. Coltiviamo bellezza” è un percorso che si svilupperà in un ciclo di sei incontri programmati ogni mercoledì (da domani) dalle ore 18 alle ore 19.30; si svolgeranno su Zoom, piattaforma che ha reso possibili tanti incontri di lavoro durante la quarantena. «Con l’aiuto di quei cittadini che diventano spettatori (hanno aderito trenta persone praticamente il numero massimo) dovremo capire il senso della nostra esistenza come artisti, attori e operatori. Parleremo insieme di teatro, di cultura, di partecipazione, in un dialogo aperto fra sogni, scommesse e nuovi inizi. Al centro ci saranno gli sguardi di ognuno: sguardi aperti, sguardi nascosti, sguardi poetici, sguardi reali». Il percorso è aperto a tutti, non è necessario avere una preparazione specifica o essere appassionati di teatro. Elementi necessari sono la curiosità e la voglia di condividere sguardi e riflessioni. «Due incontri saranno con gli operatori e avverranno non solo con uno scambio di opinioni ma attraverso giochi ed esercizi. Ci divideremo in stanze immaginandoci di costruire delle storie. Per gli altri appuntamenti coinvolgeremo anche alcuni artisti. Mi auguro che l’iniziativa sia un modo per acquisire consapevolezza partendo dal ruolo politico che da sempre rappresenta il teatro attraverso il quale la comunità da sempre si sente più coesa. Innegabilmente il teatro e gli artisti contribuiscono ad “alzare il nostro sguardo” sulla quotidianità, per questo sono necessari. Vogliamo capire, tuttavia, se si tratta di un’urgenza come è stato in passato e possa costituire ancora una certezza condivisa: non dimentichiamo che l’articolo 27 della “Dichiarazione dei diritto dell’uomo” dice così: “Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti…”. Ci aspettiamo che dal primo incontro possa uscire una mappa di parole che vadano a tessere una sorta di filo per collegarci all’incontro successivo. E così andare avanti!». —
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