Gazzetta di Reggio

Moda 

Francesca Marchisio rappresenta l’Italia alla Fashion Week nella Corea del Sud

Adriano Arati
Francesca Marchisio rappresenta l’Italia alla Fashion Week nella Corea del Sud

La stilista reggiana ha un atelier in via della Racchetta Tra le sue cifre il riciclo e l’utilizzo multiuso di materiali

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REGGIO EMILIA

Una reggiana alla Fashion Week italiana in Corea. La stilista Francesca Marchisio è uno dei nomi scelti dalla Camera Nazionale della Moda per rappresentare l’Italia alla Fashion Week milanese organizzata in Corea del Sud assieme a Hyundai, uno dei principali marchi asiatici del settore moda ed abbigliamento. La Marchisio, designer reggiana con un proprio atelier in via della Racchetta, nel centro cittadino, sarà una delle quindici rappresentanti “emergenti” della moda italiana quando l’evento verrà organizzato, in presenza, in Corea del Sud.

La “Milan Fashion Week in Hyundai” è promossa assieme dalla Camera Nazionale della Moda con sede a Milano e dal colosso asiatico, reduce da diverse acquisizioni a livello internazionale e molto interessato al fascino ed alle proposte che l’Italia da sempre è in grado di garantire nel comparto.

Per l’appuntamento, sono stati individuati molti rappresentanti che possano portare proposte e creazioni, e fra questi la Marchiso, che assieme ad altri quattordici colleghi emergenti sarà esempio concreto delle nuove generazioni della moda tricolore.

Francesca Marchisio, laureata all’Istituto Marangoni di Milano, ha lavorato a lungo per Max Mara, dopo aver vinto l’edizione 2001 del premio promosso dal marchio reggiano a Riccione Moda Italia. Nel 2010 ha aperto il proprio atelier personale in città creando il progetto “Sacaporter”, prima di lanciare nel 2018 il marchio che porta il proprio nome. Uno dei cardini del percorso è quello del riciclo e dell’utilizzo multiplo di materiali e abiti stessi.

Il marchio della Marchisio viene definito dalla stessa stilista «sartoriale e dai capi architettonici e concettuali, con un “feel” semplice e leggero che gioca sull’idea del doppio, della reversibilità e dell’upcycling, (definizione inglese per il riutilizzo di materiali di scarto, ndr)». È, prosegue, «una sperimentazione di artigianato etico ad alto tasso sartoriale che dà vita ad una capsule di capi essenziali. L’intento non e solo quello del “riciclo”, del creare bellezza partendo da ciò che verrebbe gettato, ma anche di valorizzare professionalità e creatività delle sarte tutte del territorio emiliano, coinvolte non solo nella realizzazione, ma anche nella fase creativa visto che la composizione del “ricamo” e a totale loro discrezione».

Lo stesso approccio vale anche per le materie prime: «Tutti i tessuti impiegati nella collezione provengono da fornitori italiani che operano secondo gli standard di trasparenza e qualità, impegnandosi a ridurre l’impatto ambientale nell’utilizzo di energia e nello smaltimento degli scarti». Il risultato è quella che viene definita “waste couture consapevole”, gioco di parole che all’haute couture contrappone “waste”, ovvero rifiuto, scarto. Una visione precisa «vissuta sia come elemento intrinseco dell’artigianalità e territorialità del Made in Italy, sia come vera e propria chance creativa da esplorare attraverso la sperimentazione e il riutilizzo di materiali di scarto, che si trasformano cosi in caratteristiche fondanti dell’unicita del singolo capo». Per conoscere meglio le proposte della creativa reggiana, è possibile visitare il sito www.francescamarchisio.it —





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