"Nidi e materne chiusi, il silenzio assordante di Reggio Children"
di Jones Reverberi*
Come una bufera, un uragano tropicale il coronavirus è passato sulle scuole di ogni ordine e grado lasciando dietro di sé, come sempre, cumuli di macerie e danni rilevanti.
Se, a partire dalle scuole elementari sino alle superiori, il proseguimento dell'anno scolastico per via telematica ha, in un qualche modo, tenuto vivo, certo molto flebilmente, l'attività di insegnamento, ha supplito, com’era possibile, alla impossibilità di frequentare mantenendo un legame studente-insegnante, studente-studente, scuola-famiglia, più precario, quando non del tutto inesistente è stato questo rapporto per i bimbi e le bimbe più piccoli. Quelli dei nidi e delle materne.
In ogni caso il percorso educativo mai potrà essere surrogato da un display, grande o piccolo che sia. Mai potrà valere quanto il rapporto personale diretto. Ha ragione Alberto Asor Rosa a scrivere che la classe è elemento educativo e formativo in sé. Luogo nel quale si costruiscono e cementano rapporti che dureranno una vita, nella classe si cresce assieme. Questo assieme un computer non potrà mai sostituirlo.
Il rapporto di vicinanza, l'essere assieme ad altri, anche litigare con altri, è successo e succede in tutte le classi e le scuole, è parte decisiva per la formazione dei ragazzi, ripeto decisiva.
Il prezzo più alto lo hanno pagato lo stanno pagando i bambini e le bambine, quelli del nido delle materne, ai quali un tablet non può e non deve bastare. Forse già lo usano troppo e troppo presto.
Faccio fatica a comprendere che nella nostra città, dalla nostra città, dalle nostre scuole materne, dalla istituzione scuole e nidi, da Reggio Children, dalle scuole più belle del mondo non sia venuto un contributo potente per trovare risposte alla nuova situazione alle difficoltà del momento. Fatico a comprendere che istituzioni come Reggio Children che hanno portato le scuole materne reggiane in giro per il mondo e l'istituzione scuole e nidi d'infanzia abbiano di fatto, salvo rari interventi, spesso dovuti alla volontà di qualche insegnante, lasciati i bambini e le famiglie a sobbarcarsi l'intero peso della situazione determinata dalla pandemia. A me, usando una frase fatta, è sembrato un silenzio assordante, anche se capisco che prima viene la vita. E pur tuttavia, con il rispetto dovuto a tutti, mi sono chiesto a che serve avere le scuole più belle del mondo, a che serve celebrare i 100 anni dalla nascita di Loris Malaguzzi e di Gianni Rodari se poi tutto ciò non partorisce idee in grado di dare un contributo alla città, alle famiglie, al paese intero, al governo per suggerire proposte, sperimentare con coraggio percorsi educativi innovativi che per brevità definirei anti-covid.
Malaguzzi per come l'ho conosciuto o Rodari, immagino, avrebbero fatto "il diavolo a quattro” pur di cercare, di 'tirare fuori" soluzioni che non interrompessero percorso formativo ed educativo in essere. Oggi no.
Vedo che, ora, il comune capoluogo ha stipulato un accordo con 50 (cinquanta?) enti e organizzazioni per allestire i campi estivi, alcuni anche per piccoli fino a 6 anni. Va bene.
Ma una domanda viene naturale, e le nostre scuole materne, i nostri nidi chiusi ormai da tempo?
Anche loro nei cortili delle scuole o altri luoghi organizzeranno modesti campi estivi. Va bene. Domando: nei mesi trascorsi dalla chiusura delle scuole, molti mesi, è tutto quello che siamo riusciti a elaborare a pensare? A me pare insufficiente. Poteva essere l'occasione per ripensare un modello educativo, metterci nelle condizioni di provare ad affrontare momenti difficili come quello attuale. Mettendo nel conto anche di non riuscire, ma provare. Forse il professor Crepet, duramente criticato quando, in modo anche non condivisibile, tempo addietro mosse rilievi al nostro modello educativo non era fuori dal mondo. Le nostre scuole materne quest'estate, invece, resteranno chiuse. Alcune, come scritto prima, apriranno per pochi bambini; altri bambini e bambine andranno in campi estivi organizzati dai privati. Molte famiglie affideranno ai nonni a qualche parente i propri "pargoli". Peccato.
Poteva forse essere una "bella estate" ricca di nuovi fermenti, di sperimentazioni. Credo fermamente che ci dovremo interrogare con coraggio su come le nostre istituzioni scolastiche infantili hanno risposto alla crisi determinata dalla pandemia di coronavirus, anche perché settembre è già qui e ancora non si sa se e come le nostre scuole comunali potranno riaprire. So da solo che le amministrazioni pubbliche si sono trovate ad affrontare inedite situazioni, problemi non immaginabili, spesso con scarse risorse, con risultati apprezzabili. Forse esagero, ma se a un grande uomo, quale è stato Ferruccio Parri, durante la sua Presidenza del Consiglio qualcuno osò dire "Sveglia Parri " io credo lo si possa dire anche alle istituzioni scolastiche della nostra città, a Reggio children e alla istituzione scuole e nidi d'infanzia.
Sveglia, coraggio, questa nostra terra, questa nostra città, la nostra gente saprà capire, se sapremo coinvolgerla ,se assieme proveremo a percorrere inedite strade. Saprà capire ed aiutare. —
*Ex segretario del Pci di Cavriago
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