Gazzetta di Reggio

E così Raffaello finì sull’argine tra i panzer tedeschi in ritirata

E così Raffaello finì sull’argine tra i panzer tedeschi in ritirata

Gli storici dell’arte “imbracciarono il mitra” per sfollare e proteggere i capolavori Scansani ricostruisce una missione memorabile fra Bologna e il lago Maggiore

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Luglio 1944. Immaginate L’Estasi di Santa Cecilia - uno dei capolavori di Raffaello - nascosta sopra un camion, in fuga dalla guerra, in cerca di un rifugio. Un nuovo rifugio.

Immaginate che per una serie di contrattempi, bombardamenti, spaesamenti quel camion carico di opere d’arte finisca nel groviglio dei carri armati tedeschi in ritirata. Tutto vero.

Capitò nella valle padana, precisamente nel Mantovano, sugli argini del Po di Revere, di fronte ad Ostiglia. È una delle avventure più inedite e straordinarie di un certo tipo di Resistenza tutta italiana, ben diversa da quella cine-mitizzata degli statunitensi Monuments Men.

L’esercito degli “allontanatori” delle opere d’arte era costituito da storici dell’arte, direttori di musei, pinacoteche, biblioteche, archivi, custodi, falegnami, camionisti. Cittadini che avevano “imbracciato il mitra” a modo loro (è una definizione di Andrea Emiliani, a cui è dedicato il testo), per proteggere il collante più antico e autentico dell’unità italiana, quello rappresentato dal patrimonio artistico.

Raffaello in guerra narra questa spedizione che ebbe l’obiettivo di mettere in salvo le opere maggiori della Pinacoteca di Bologna.

L’autore è Stefano Scansani, direttore della “Gazzetta di Reggio” che ha ricostruito in forma di romanzo la missione di Gian Alberto Dell’Acqua della Pinacoteca di Brera e del bolognese Francesco Arcangeli. Con loro, nella “rete” nazionale Pacchioni, Wittgens, Ragghianti, Gnudi, Morandi, Bassani, Argan...

Tutto vero, tutto accaduto, dal capoluogo emiliano al girovagare nelle campagne tra Ferrara, Modena, Mantova, quindi il corso del Po sino a Piacenza in direzione dell’“Angolo Morto”, cioè il rifugio segreto sul Lago Maggiore.

Il libro - in vendita in edicola a 9,90 euro in più sul prezzo del nostro giornale - è anche una narrazione storico-geografica: ogni zona toccata dal viaggio notturno del camion è l’occasione per una rievocazione di imprese artistiche e formidabili saccheggi, inimitabili laboratori di creatività e drammatiche perdite che nei secoli si sono alternati.

Edito da Aliberti, 138 pagine, il volume propone un’appendice con le schede dei sei dipinti più significativi del “carico”. Gli altri trasportati erano infatti Giotto, Piero della Francesca, Francesco del Cossa, Parmigianino e Guido Reni. Tutti sfollati. Il libro che il nostro giornale propone, celebra i cinquecento anni della morte di Raffaello (1520-2020). A suo modo, perché dimostra quanto sia viva e contemporanea la vitalità rinascimentale, addirittura dentro una guerra del Novecento. —

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