Gazzetta di Reggio

Aterballetto danza davanti all’opera “Love” «Un atto d’amore che annulla i confini»

Giulia Bassi
Aterballetto danza davanti all’opera “Love” «Un atto d’amore che annulla i confini»

Questa sera su Rai 5 la prima assoluta di “The Other Side” Anche l’artista Luisa Rabbia ha collaborato con il suo quadro  

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L’INTERVISTA

Giulia Bassi

Danza, musica, arte visiva, video: quattro espressioni artistiche nella nuova (video)creazione coreografica di Daniele Ardillo “The Other Side”, che verrà trasmessa in prima assoluta su Rai5 questa sera alle 21.15.

Progettata insieme dalla Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto e da La Toscanini (per la prima volta insieme), con il sostegno di Collezione Maramotti di Reggio Emilia e la collaborazione del Ravenna Festival, la pièce presenta anche dei versi di Thomas Eliot che nel finale della coreografia “dialogano” per mezzo della danzatrice Estelle Bovay con il quadro sullo sfondo, “Love” di Luisa Rabbia esposto alla Collezione Maramotti, e la musica dal vivo creata appositamente da Fabio Massimo Capogrosso per il Trio della Filarmonica Toscanini formato da Mihaela Costea (violino), Pietro Nappi (violoncello) e Orazio Sciortino (pianoforte) che peraltro accompagna tutta la coreografia eseguendo anche musiche di Beethoven. Fondamentale è la ripresa video effettuata da Valeria Civardi, mentre al coreografo è stato affiancato il drammaturgo e scrittore Simone Giorgi a cui è venuta l’idea di aggiungere questi versi del poeta inglese: “I do not know whether a man or a woman / But who is that on the other side of you?” che in italiano diventa “Non so se un uomo o una donna / Chi è quello dall’altra parte di te?”.

Per quanto riguarda l’opera di Luisa Rabbia, torinese ma residente a New York, nel suo lavoro riflette sulla connessione fra l’uno e l’altro, fra le nostre azioni, fra il micro e il macro, fra il passato e il futuro. Sulle superfici dei suoi quadri ci sono tracce, linee intrecciate, strati di pittura rimossa che mostrano cosa c’è sotto. Il quadro “Love” (2016) è parte della trilogia “Love-Death-Birth” composta da tre quadri, realizzati a matite colorate su acrilico che riflettono su tre momenti della vita: l’amore, la nascita, la morte. «Love rappresenta l’incontro con l’altro – spiega la pittrice – I due corpi, congiunti da una diagonale che come una saetta attraversa le loro colonne vertebrali, sembrano anche una zolla di terra vista dall’alto con vene che sembrano fiumi. I confini dei due corpi si annullano nell’atto d’amore e l’incontro fra i due sembra estendersi nel mondo circostante. Questo, per me, è l’amore, un’esperienza non limitata alla sfera personale ma che si apre ed estende in tutte le direzioni».

Cosa pensa di questa interazione tra musica, danza e pittura?

«Sono curiosa di vedere il risultato di questa “collaborazione”, ho visto alcune opere di Aterballetto, ascoltato la musica di Fabio Massimo Capogrosso e penso che siano bravissimi per cui sono lusingata di poter contribuire con la mia immagine».

A che cosa ha lavorato durante il lockdown?

«Ero a New York, dove vivo da 20 anni, e ho continuato a lavorare sulla mia prossima personale da Peter Blum che, per ora, è ancora in programma per l’autunno. Oltre a questo ho avuto il piacere di collaborare con Magazzino Italian Art Foundation, che ha invitato me ed altri sette artisti italiani residenti a New York a un progetto intitolato “Home made”. L’evoluzione di questo progetto è visibile on line sul loro sito».

Qual è il suo stato d’animo?

«Durante l’emergenza Covid, negli Usa, abbiamo assistito ad incidenti di razzismo molto forti. Per me diventare americana, dieci anni fa, ha significato abbracciare quella parte degli Stati Uniti promotrice dei diritti umani, sociali e civili. Al governo c’era Barack Obama e mi sembrava che, nonostante lontano dalla perfezione, il paese stesse sviluppando una politica di rispetto per l’altro che per me è, idealmente, essenziale come respirare. Da quando il razzismo è tornato alla luce con tale ferocia mi sento spiazzata, infelice, delusa ma la voce di protesta che si è alzata mi dà anche fiducia. Il futuro si costruisce tutti insieme e da quando scendiamo in strada, fra etnie e identità diverse, riconosco la New York in cui ho scelto di vivere e sento che forse questa volta si faranno dei passi avanti per davvero».

Quali altre sue opere sono esposte alla Collezione Maramotti?

«Durante la mostra Love abbiamo esposto dieci opere che la famiglia Maramotti ha acquisito nel corso di cinque anni e che coprivano all’incirca dieci anni del mio percorso artistico. Il risultato è stata una piccola antologica che ha raccontato l’evoluzione del lavoro dal disegno alla pittura». —



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