In tour per scoprire le pietre d’Emilia
Tre itinerari pensati da Destinazione Turistica, si ammirano panorami mozzafiato tra Reggio, Parma e Piacenza
REGGIO EMILIA. Le terre d’Emilia non smettono di stupirci. Ecco perché anche oggi pubblichiamo tre originali itinerari, messi a punto da Destinazione Turistica Emilia (www.visitemilia.com) per promuovere e raccontare il territorio unico delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. E stupirsi delle meraviglie che abbiamo a pochi passi da casa senza fare troppi chilometri.
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Sul confine con la Toscana, per esempio, si trovano pietre uniche nel loro genere che offrono singolari punti di vista panoramici e, facilmente accessibili, consentono di spaziare con lo sguardo sullo spettacolare orizzonte che le circonda.
1.Groppo del Vescovo
Sul confine tra Emilia e Toscana, diviso tra Berceto (Parma) e Pontremoli (Massa), si trova Groppo del Vescovo, formazione facilmente distinguibile, visibile sia dal crinale che dalle zone sottostanti, dove i detriti calcarei della montagna si sono depositati con il passare degli anni.
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Il percorso più noto (della durata di 1 ora e 30 minuti circa), praticabile a piedi o in mountain bike, ha inizio dal Passo del Cirone e tocca Groppo del Vescovo, dove ci si può emozionare davanti al panorama che svela anche il Passo della Cisa.
Chi giunge da queste parti, non può assolutamente lasciarsi sfuggire l’occasione di effettuare una deviazione verso Sesta Inferiore, noto anche come il paese dipinto. È un vero e proprio museo all’aperto tra le cime appenniniche e il torrente Parma, che l’artista Walter Madoi ha eletto a tela diffusa per la realizzazione delle sue opere sui muri esterni delle abitazioni e di uno strabordante ciclo della Crocifissione, concentrato nella chiesa del borgo.
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2. Pietra Parcellara e Pietra Perduca
In Val Trebbia, a Piacenza, la Pietra Parcellara e la Pietra Perduca sono mete di rude bellezza, collegate tra loro da un sentiero sul versante meridionale. Sul confine dei comuni di Travo e Bobbio, la prima si sporge bruscamente dalla collina, distinguendosi per morfologia e imponenza. Ai piedi del masso roccioso, l’Oratorio della Madonna di Caravaggio inaugura il percorso che conduce alla cima, dalla quale si osserva il panorama morbido della vallata. Simile per conformazione, la Pietra Perduca è nota per la chiesa eremitica e per le particolari vasche di tritoni scavate nella roccia. Il mistero che circonda uso e origine di queste strane fosse ha dato vita a numerose leggende e alla nomenclatura popolare di “letti dei santi”. Da non perdere in zona, il Villaggio Neolitico di Travo – con insediamenti risalenti a 6000 anni fa – e le Cascate del Perino, spettacolare tuffo d’acqua del torrente in una gola di roccia calcarea che vale da solo un’escursione in questo angolo di Appennino piacentino.
3. Pietra di Bismantova
Sull’altopiano dell’Appennino reggiano, si erge solitaria la Pietra di Bismantova: non è difficile credere che Dante sia stato ispirato dalla vertiginosa visione dal basso delle sue pareti per la descrizione del Monte del Purgatorio. Sono da sempre numerosi gli appassionati di arrampicata e di escursioni che visitano questo luogo così possente: il percorso verso la cima è facilmente accessibile, grazie al sentiero in terra battuta e una pendenza costante che rendono l’ascesa piacevole. Durante il tragitto, è possibile osservare da vicino una flora caratteristica fatta di arbusti e zone boschive che proseguono fino alla cima. Giunti in vetta, si profilano all’orizzonte alcune delle più importanti cime dell’Appennino Tosco-Emiliano, come i monti Cimone, Ventasso, Cusna e l’Alpe di Succiso.
Da non perdere, proprio ai piedi della Pietra di Bismantova, l’eremo dedicato alla Madonna, costruito nel XVII secolo, che pare incastonato nella roccia. —
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