Aterballetto inaugura la stagione dello Chaillot: sul palcoscenico di Parigi il suo “Don Juan”
Una coreografia impegnativa “a tutta serata” che porta la firma di Johan Inger, ancora da fissare la data della prima italiana
REGGIO EMILIA. Dopo il successo riportato dalle due videocreazioni “1 meter closer” e “The oder side”, non appena è stato possibile ritornare a una parvenza di normalità, pur con tutte le precauzioni del caso, Aterballetto ha ricominciato a provare in Fonderia, in previsione di un autunno impegnativo legato al debutto della nuova produzione di “Don Juan”, balletto a tutta serata che porta la firma autorevole di Johan Inger.
La “prima assoluta” era segnata per lo scorso giugno nell’ambito di Ravenna Festival ma a causa del coronavirus si è fermata e adesso si cerca di recuperare il tempo perduto anche in termini di riposizionamenti di date. Nella difficoltà di ridisegnare il percorso del nuovo spettacolo, tuttavia è stato definito un luogo di massimo prestigio dove “Don Juan” andrà in scena: dopo la prima in Italia (luogo e data sono ancora da svelare), lo spettacolo sarà al Théâtre National de Chaillot di Parigi, il più importante luogo per la danza nella capitale francese situato di fronte alla Torre Eiffel.
«Lo rappresenteremo dal 14 al 18 ottobre per l’inaugurazione della stagione. Forse – puntualizza il direttore generale Gigi Cristoforetti – potremmo chiamarla riapertura, dato che, per sette mesi, il teatro è stato chiuso a causa della pandemia. Che dire? Per noi è un riconoscimento, una splendida occasione e speriamo di poter soddisfare le attese».
Inoltre l’appuntamento costituisce una vera opportunità per approfondire i progetti di lavoro messi in campo sul piano internazionale.
«Tale dimensione è lo specchio fondamentale nel quale riflettersi, per misurarsi a livello di compagnia, di repertorio, di contenuti progettuali. Senza dubbio il primo sforzo che ho fatto arrivando all’Aterballetto è stato in questa direzione. Purtroppo noi non abbiamo le risorse delle grandi compagnie europee, e abbiamo anche qualche danzatore in meno: ma chi è oggi a Reggio è al massimo livello».
Indubbiamente punto di forza è una strategia mirata alla ricerca di coproduttori, senza dei quali Aterballetto in questi anni non si sarebbe potuto permettere nomi come Kylian, Naharin o Inger stesso. «Ma è un modo per valorizzare dei giovani e fare progetti. E queste sono le tre dimensioni importanti in Europa: avere un pensiero progettuale, non rinunciare ai maestri, cercare i talenti che emergono. A proposito, in quest’ultimo anno abbiamo vinto due importanti bandi europei. Il primo ci ha permesso un grande progetto Italia-Grecia, condiviso anche istituzionalmente, ma nato dal sostegno di una grande Fondazione greca. Il progetto “Return trip” ha mescolato partnership importanti, come il festival di Atene ed Epidauro. Ma la grande soddisfazione è della settimana scorsa, con la notizia del finanziamento della Comunità Europea (Creative Europe) a un progetto del quale Reggio è capofila di due città come Bruxelles e Atene. Al di là di qualche centinaio di migliaia di euro che possiamo trasformare in attività e progetti altrimenti impossibili, in questo momento misuriamo la capacità della Fondazione Nazionale della Danza di sedersi finalmente ai grandi tavoli della progettazione europea. È un momento importante, perché è il risultato di una capacità professionale dell’intero staff che lavora alla Fnd ma anche di un preciso indirizzo impresso dalla Regione e dal Comune». —
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