Un sentiero d’arte da percorrere ai piedi del castello di Torrechiara
Tullio Masoni
LANGHIRANO (PR)
Ai piedi del magnifico castello di Torrechiara, a Langhirano di Parma, siamo invitati in questo periodo – anche grazie all’adozione e segnalazione da parte del Fondo per l’ambiente italiano – a percorrere un Sentiero d’Arte e incontrare le opere di nove autori: Mirta Carroli, Danilo Cassano, Candida Ferrari, Graziano Pompili, Lorella Salvagni, Alberto Timossi, Giovanni Sala, Oscar Accorsi e Alberto Vettori, che dell’evento è ideatore.
Evento per modo di dire e nell’immediato, perché la parola è troppo generica.
Percorso d’arte in natura? Museo all’aperto?
Comunque sia, un camminamento che ospita opere lungo il Canale San Michele, dove l’acqua corre con energia torrentizia sotto le vigne, le radure, i campi coltivati e la costante visione del castello.
Non un evento, quindi, ma un’offerta poetica, stabile sul territorio, che dovrebbe essere via via arricchita. Altre esperienze hanno impegnato artisti in situazioni simili: Arte Sella, Borgo Valsugana, Domaine, Charmont sur Loire, ad esempio.
Bisogna subito osservare, però, che il progetto di Sentiero d’arte non si fonda sulla mimesi, cioè sull’uso di materiali raccolti nell’ambiente stesso, ma parte dalla storia di artisti che vi intervengono con i propri: ferro, plexiglass, smalti, catrame, specchi.
Presenze plastiche o plastico-pittoriche, con titoli allusivi del luogo: Natura sembiante, Nido d’aurora, Altro bosco, Sinottica di primavera...
Ogni opera dell’uomo in ambiente – agricoltura, edilizia, strade, ferrovie – è in certa misura “invasiva”.
La scelta può essere brutale, come nella maggioranza dei casi, o invece rappresentare una scommessa di “accoglienza”.
Cioè applicare una forma di rispetto che attribuisce valore creativo a un inevitabile contrasto.
O, meglio, vuole e può aggiungere al bello “depositato” (la macchia, le vigne, la varietà della collina) una delicata esperienza concettuale.
Viene così da pensare al paesaggista Gilles Clément, inventore del Parco Citroén a Parigi, quando afferma che la percezione va radicalmente cambiata, con ciò invitando alla comprensione e all’osservazione, cioè a consumare senza deturpare, a produrre senza esaurire, a vivere senza distruggere; un “riscatto”, dunque, che non escluda l’opera dell’uomo, ma la innalzi a una natura a sua volta innalzata.
Sentiero d’arte, infine e non secondariamente, è come anticipavo un progetto “in evoluzione”.
Si prepara a ulteriori contributi d’artista nel tempo, e intanto assorbe le variabili stagionali, i doni della luce che cambia nelle varie fasi della giornata.
Il visitatore cammina, guarda, ascolta, scopre, e si interroga sulla comunicativa e la sorpresa delle opere; come dello scenario che, mediante un processo nuovo e sensibile, le accoglie. —
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