«Ho osservato per due anni pazienti psichiatrici di Reggio»
In programma il suo primo film di fiction, “Stay Still”, ma già in un documentario aveva trattato i temi della malattia mentale
Sandra Campanini
REGGIO EMILIA
Questa sera, sabato alle ore 21,30, all’arena Stalloni sarà proposto il film “Stay Still” di Elisa Mishto, regista italiana da tempo trasferitasi a Berlino, che sarà presente. Ad accompagnarla Sascha Ring / Apparat (musicista) e Cristiano Travaglioli (montatore) che hanno collaborato alla realizzazione del film presentato in anteprima al Festival di Roma. I biglietti si acquisteranno direttamente in Arena dalle ore 20.30.
Elisa Mishto, lei è al suo primo lungometraggio cosiddetto di finzione ma aveva già affrontato tematiche di carattere psichiatrico nel suo primo documentario. Ci può dire qualcosa sulla genesi del film?
«Per il mio primo film, un lungometraggio documentario, girai in diverse cliniche psichiatriche reggiane per quasi due anni. Molti dei pazienti non erano in grado di far parte del nucleo attivo della nostra società. Conoscerli, assistere al loro destino, é stato affascinante e allo stesso tempo sconvolgente: allontanarsi dalla società, non farne parte, respingerne o non poter accettare, perché malati, i principi fondamentali di convivenza fra cittadini é un atto da una parte di involontaria disperazione, dall'altra ha un'enorme carica anarchica. I malati di mente ci pongono una domanda semplice ma fondamentale: se escludiamo il lavoro che facciamo, i nostri successi o i nostri fallimenti, quello che consumiamo e quello che produciamo, se insomma ci denudiamo di tutto il rumore che ci circonda, che cosa resta di noi? Chi siamo nella nostra essenza piú intima? È questa la domanda che si pone Julie, la protagonista del mio film».
Com’è avvenuta la scelta delle due interpreti, Natalia Beltiski e Luisa-Celine Gaffron e di Giuseppe Battiston?
«Ho visto Natalia per la prima volta anni fa a Berlino. Mi sono convinta subito che fosse una Julie perfetta. Lulu invece é arrivata all'ultimo, dopo un processo di casting lungo e travagliato. È stato un azzardo, perché era giovanissima, era in assoluto il suo primo ruolo in un film. Aveva coraggio e mi ha convinta. Di lei mi hanno colpito le sue contraddizioni, é un’attrice forte e affascinante, le cui fragilitá vengono a galla inaspettate come bolle di sapone e ha una bellezza mai banale, quasi aliena. Giuseppe l’ho amato da subito, quasi senza parole. Durante le riprese ci ha unito un legame sotterraneo, penso dovuto alla sua grandissima intuizione come attore ed essere umano».
Progetti futuri?
«Finalmente avrò il tempo di finire un documentario sull’ultimo concerto a Berlino della band Moderat, la storia di un’amicizia tutta maschile. E sto lavorando a due nuove sceneggiature. Sono felice di potermi di nuovo rinchiudere nel mio studio a scrivere e progettare». —
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