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Festival Aperto: interrogativi in scena tra teatro, musica e danza

Festival Aperto: interrogativi in scena tra teatro, musica e danza

“What really matters?” dal 25 settembre al 15 novembre tra Valli, Ariosto e Cavallerizza 

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REGGIO EMILIA. Il Festival Aperto 2020 di Reggio Emilia ci sarà. E non è una notizia scontata. Dal 25 settembre al 15 novembre, nei Teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza si svolgerà un programma di spettacoli, installazioni, performance che la Fondazione I Teatri - in partnership con il ReggioParmaFestival - ha costruito e sta costruendo. Sempre a muoversi sul filo dei confini fra arti discipline e saperi, il Festival Aperto. Nel 2020. Nonostante il 2020. Per un festival che vanta da sempre una “connessione con il mondo”, un anno così moltiplica gli interrogativi sul senso stesso di fare spettacolo. Non è solo questione di Covid, mille altre crisi si sono inasprite. Ma questo non è tutto.

Il filo conduttore. Qualcuno, nella costrizione casalinga, ha cercato un nuovo contatto con se stesso. Il canto degli uccelli era divenuto il rumore delle città. La risposta alla violenza “Black Lives Matter” è stata globale. E mille fatti di solidarietà, abnegazione e umano rispetto, contagiano il mondo. L’obiettivi di Aperto è di aumentare questo contagio. Ogni fatto, per quanto tragico, contiene il suo rovescio. A vedere le cose in questo modo, a sentire e lavorare con le contraddizioni, aprendo prospettive, gli artisti ci sono abituati. Dall’incertezza, dalla dimensione profondamente interrogativa, il Festival non vuole distogliere lo sguardo. Al contrario, ne fa il tema conduttore: What really matters?

L’inaugurazione. Il festival si apre con un grande week-end inaugurale. Concerti, spettacoli e installazioni che mobilitano tutti e tre i teatri, dove il pubblico torna per la prima volta dal febbraio scorso. Una riapertura simbolica, ma anche molto concreta, con il concerto fra world/jazz e musica antica “Risplendenti riversi” di Michel Godard / Nataša Mirković, il recital di Simone Rubino percussionista di fama internazionale, il duo O-Janà fra canzone e raffinata ricerca, il circo contemporaneo ispirato da Pina Bausch di Gandini Juggling (in collaborazione con Dinamico Festival), in un ibrido divertente e fantasioso di giocoleria eseguita con incredibile sincronia e capacità. E diverse Installazioni video o performative (di Marangoni, Prati, Faoro, Beneventi) accomunate dal fatto di essere nate o concepite durante il lockdown.

Teatro musicalE. Il teatro musicale percorre il Festival da cima a fondo, con progetti che ne testimoniano le infinite possibilità di incrocio di linguaggi. Ma testimoniano soprattutto la capacità di prefigurazione di artisti che avendo progettato i loro lavori prima del virus, centrano tuttavia in pieno questioni che la pandemia ha non creato, ma reso conclamate: condizioni di oscurità e isolamento, sensi dello spazio-tempo, assenza e palingenesi. Si tratta de “I Cenci” di Giorgio Battistelli /Carmelo Rifici, con Roberto Latini, opera “noir” sul malvagio Conte Cenci; “Eurydice” di Dmitri Kourliandski/Antoine Gindt, con Dominique Mercy, “darkness experience” del mito; “Sonora desert” di Alvin Curran / Mutaimago, installazione-concerto dedicata al tempo; “Bibilolo” di Marc Monnet / Arno Fabre, teatro di oggetti e musica; Curon/Graun di Oht, sul sacrifico di un intero paese alpino in nome dello sviluppo. Ai già citati Risplendenti Riversi e O-Janà, si affiancano Confirmation, tributo di Francesco Cafiso in quintetto ai 100 anni di Charlie Parker; e il “free jazz cantautorale” di Mirco Mariani / Shaloma Locomotiva Orchestra con guest star Paolo Fresu (in collaborazione con Angelica Festival). Al canto – nel senso più ampio possibile, anche non vocale – riporta una serie di concerti di taglio monografico e forti drammaturgie. Oltre al citato Rubino, “Three Voices” di Morton Feldman intreccia la voce live con i suoi alter ego su traccia; eanzoni per Bruno” omaggia i 100 anni di Maderna con un concerto/documentario (Fontana Mix e Collettivo In.Nova Fert). “Messiaen Oiseaux” affida a Ciro Longobardi l’integrale della musica pianistica di Messiaen basata sui canti d’uccelli. Sonia Bergamasco ed Emanuele Arciuli dialogano fra letteratura e musica nuova in “Contrappunti lunari”.

Danza. Quando la danza racconta il mondo con sguardi obliqui ed emoziona(n)ti ci invita alla scoperta del senso delle cose, ci interroga sul presente e sul futuro. Sharon Eyal con “Chapter 3”, terza parte di una trilogia dedicata all’amore, combina le dinamiche esplosive della musica techno con la danza potente che l’ha fatta conoscere al mondo. Don Giovanni, ovvero il lato oscuro del libero arbitrio: Aterballetto affida allo svedese Johan Inger un nuovo “Don Juan” - presentato in anteprima - che ne ripensa a fondo i caratteri.

È un dialogo aperto da lungo tempo quello del festival con la nuova danza italiana. Spazi teatrali e non vengono ricreati e ripensati nei lavori di: Michele Di Stefano / Mk con “Eden”, in cui i corpi del danzatore e dello spettatore diventano complici di una rinuncia al “paradiso” in assoluta reciproca solitudine; Collettivo Cinetico in dialogo con Alessandro Sciarroni, in una nuova pratica fisica che contempla l’ostinazione della ripetizione; Diego Torteli disegna su misura per alcune sale del Valli una performance itinerante per i danzatori di Aterballetto; Daniele Ninarello e Cristina Donà, in un innesto tra musica e danza; Mm Contemporary Dance Company con lo storico Duo d’Eden di Maguy Marin, e creazioni di Noone e Merola; Silvia Gribaudi con una riflessione ironica sui canoni della bellezza.

Collaborazioni. Tra teatro e movimento si muove l’atelier di creazione di Alessandro Serra “Hamlet. Il silenzio in Shakespeare”, realizzato con il Teatro di Roma; si conferma la collaborazione con il Teatro Sociale di Gualtieri, con lo spettacolo vincitore di “Under 30”. Gli spettacoli di Apertokids include Gandini Juggling, Silvia Gribaudi, Bibilolo. Prosegue il lavoro di coproduzione del festival Aperto con altre importanti realtà come Torino Danza, Roma Europa Festival, Biennale di Venezia, Fabbrica Europa, Bolzano Danza, Fondazione Nazionale della Danza. —

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