Gazzetta di Reggio

A ogni cammino serve il suo rifugio

A ogni cammino serve il suo rifugio

Un tris di gioielli: da quelli alpini nel Reggiano al Parco Monte Moria (Piacenza) passando dal Lago Santo (Parma) 

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Ogni cammino ha bisogno del suo luogo di riposo. Perché, se è vero che il viaggio sta più nel percorso che nella meta finale, anche i posti del cuore disseminati lungo il tragitto fanno la loro parte. Nella natura dell’Appennino Tosco-Emiliano e del Piacenziano, piccole costruzioni che a volte sembrano uscite da contesti alpini offrono emozioni, garanzie di ricordi e sapori insospettabili. Visit Emilia (www.visitemilia.com) ne segnala un pugno da prendere in considerazione tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia.


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Con circa mille anni di storia, si può dire che l’Ospitale San Leonardo al Dolo, nel Reggiano, abbia più esperienza di qualsiasi hotel stellato. A piedi, in mezz’ora si può raggiungere il rifugio dal paese di Civago. L’antica Via delle Forbici ha lasciato il posto a un sentiero che lambisce questo piccolo gioiello alpino in pietra, dove è possibile lavarsi, dormire e mangiare. Non lontano, tra i boschi di faggi e quelli che un tempo erano pascoli, si trova il Rifugio Battisti, posto tappa dell’Alta Via dei Parchi, da cui godere di splendidi panorami e partire alla conquista delle cime del Prado e del Cusna. Da non perdere: a 30 minuti dal Battisti e a 15 dal rifugio Bargetana, a 1740 metri nel comune di Ligonchio, l’incantevole lago che dà il nome a quest’ultimo è una cartolina liquida da contemplare preferibilmente dopo aver gustato le torte caserecce e le crostate con i frutti di bosco delle strutture.

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Dedicato a una storica figura della città di Parma, il Rifugio Mariotti di Corniglio (Parma) è una costruzione in pietra che si candida a luogo perfetto per chiunque voglia trovarsi a stretto contatto con lo specchio d’acqua di origine glaciale più vasto della regione. Per la sua posizione a 1.507 metri d' altitudine nella parte occidentale del Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, il Lago Santo esercita un richiamo irresistibile in quanti sono alla ricerca di un posto del cuore dove oziare, pescare (con licenza) e perfino immergersi sotto ghiaccio in inverno. Ma il rifugio, raggiungibile anche in seggiovia da Lagdei, con servizio cucina, 2 sale di accoglienza, 4 bagni e 42 posti per il pernottamento, è di per sé un punto di riferimento per gli escursionisti, che da qui possono raggiungere il Monte Marmagna e il Monte Orsaro. Anche il rifugio Lagdei offre servizio di ristorazione e pernottamento. A poca distanza, il Rifugio Lagoni, sulle rive degli omonimi laghi, completa la triade dell’ospitalità nei rifugi dell’alta Val Parma. Da non perdere: una sosta è d’obbligo per provare i tortelloni fritti di patate e porri, vera leggenda tra i buongustai.

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Al rifugio nel cuore del Parco Provinciale del Monte Moria (Piacenza) si arriva in auto per poi dimenticarsi perfino di avere un’automobile. Il fascino dell’ambiente, esteso su 1000 ettari nei comuni di Morfasso e Lugagnano, lancia un incantesimo che imprigiona negli occhi e nel cuore un patrimonio boschivo dominato dalle curiose forme degli esemplari centenari di castagneti da frutto. Ginestre, ginepri e faggi si disperdono nell’area, famosa per un sottobosco ricco di funghi. La tappa immancabile è ovviamente il rifugio, confortevole luogo di ristoro prima della ripartenza. Da non perdere: se i calanchi dell’area del Piacenziano sono un piacere per la vista, al palato interessa forse di più un tour nella pasta fresca piacentina, che ha nell’anolino “valdardese” una delle sue tante espressioni. —

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