Tour nelle valli minori ma non troppo
Dalla Val Tassobbio con deviazione al castello di Sarzano passando dalla Val Manubiola e dalla Valle Tribolata
Essere considerata una valle secondaria nasconde molteplici vantaggi. L’ambiente conserva un certo mistero e un’aura di zona che preserva un carattere libero dal turismo forza selfie e chi vi si inoltra ha la sensazione tipica che sperimenta il prescelto, quell’emozione atavica della scoperta di un orizzonte ignoto e negato agli occhi delle masse. Detto ciò, le valli secondarie individuate da Visit Emilia (www.visitemilia.com) tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia non hanno nulla da invidiare a quelle che più famose.
Val Tassobbio
Chi non ha fretta e concepisce un’escursione come l’occasione per cogliere i dettagli di un ambiente dominato dalla biodiversità è destinato a lasciare il cuore nel mosaico dellaVal Tassobbio, dove, in circa 100 Km quadrati di territorio nell’Appennino Tosco-Emiliano, diverse colture convivono con boschi, cascate e improvvisi lampi panoramici. Le passerelle che permettono di attraversare il torrente da cui la valle prende il nome fanno parte di un’esperienza unica, nel corso della quale è possibile ammirare la gran quantità di opifici idraulici ormai in disuso che motivano però la fama di “Valle dei Mulini” un tempo attribuita all’area, intercettata anche dalla Via Matildica del Volto Santo. Da non perdere: La meta indispensabile della Val Tassobbio è il Castello di Sarzano, sistema fortilizio del XV secolo a doppia cinta muraria, con tre cortili, mastio e torre quadrata. E quando la fame morde, ogni posto è buono per provare i tortelli verdi pieni di erbe, ricotta e formaggi.
val Manubiola
Dalla Val Tarosi sale in un paesaggio dapprima brullo e scosceso, caratterizzato da rocce nude. La valle si fa poi via via più verde e dolce fino ad arrivare a rigogliosi boschi di castagni che avvolgono i borghi di Bergotto e Corchia che segna la fine della strada carrabile. La Val Manubiola vanta uno degli affreschi ambientali più suggestivi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Abbastanza appartata ma affatto nascosta, la valle offre una sorprendente varietà di paesaggi che include il Groppo Maggio con le sue antiche Miniere di Rame e il Groppo dell’Asino, visioni di tutti i giorni per chi, un tempo, lavorava e viveva in questi luoghi, collegati da sentieri, mulattiere e piccole strade. Da visitare, a Corchia, il Museo dedicato al pittore Martino Jasoni, come tanti emigrante a New York e poi ritornato nella sua valle. Da non perdere: parte della zona Igp del fungo porcino di Borgotaro, la Val Manubiola è il contesto ideale per assaporare i tradizionali piatti a base di funghi porcini e castagne ma anche per scoprire il gusto tipico della pizza al testo che trova a Corchia una straordinaria interpretazione.
Valle tribolata
Vero paradiso per qualsiasi geologo degno di questo nome, la Valle Tribolata è uno scorcio di paesaggio lunare tra la Val Nure e la Val d’Aveto. Gli ammassi di rocce frutto dell’erosione meteorica nascondono un’origine vulcanica sottomarina: dove ora a dominare sono le sensazioni dettate da scenari extraterrestri, un tempo, a sommergere anche solo l’idea della montagna, era un oceano che separava due placche continentali e foderava l’Appennino e le vette che oggi fissano l’Italia dall’alto. La curiosità riguarda la morfologia sferoidale mantenuta dall’unità tettonica alloctona. Da non perdere: è d’obbligo alternare il viaggio alla scoperta delle origini del pianeta con una sosta per farsi sedurre dalle specialità a base di funghi porcini, protagonisti di molte ricette della cucina piacentina. —
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