Una band musicale nel nome della serie-mito “Spazio 1999”
Il gruppo reggiano ha ottenuto il pass per la finale della rassegna Sanremo Rock La scelta in omaggio all’epopea della base lunare Alpha, ideata nel 1973
REGGIO EMILIA Era il 1975 quando, in tarda primavera, faceva la propria comparsa un film annunciato da enormi manifesti pubblicitari con il titolo “Spazio 1999”. La stagione di maggiore richiamo nelle sale era alle spalle e i cinema puntavano su titoli che potessero attirare giovani e giovanissimi liberi dalla scuola. Il film “Spazio 1999” prometteva emozioni da fantascienza dopo il travolgente successo negli anni precedenti di una serie inglese che fece furore la domenica pomeriggio nella Tv dei Ragazzi: “Ufo”, storia di una organizzazione segreta che, dietro il paravento di una casa di produzione cinematografica, con mezzi imponenti proteggeva la Terra dall’invasione di alieni pronti a depredare gli umani dei loro organi per trapianti nel pianeta d’origine.
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Il film era l’assemblaggio di tre episodi di quella che, in inverno, si rivelò una serie televisiva che ebbe subito un clamoroso successo, grazie a effetti speciali per l’epoca strepitosi, a un cast di attori importanti e a una sceneggiatura accurata che fondeva scienza e fantascienza. Infinite furono le repliche, fino a una poco fortunata seconda serie nella quale tutta la scientificità si perse lasciando campo a personaggi improbabili più in stile con il mondo delle favole.
Dagli anni Settanta un grande salto in avanti fino al 1999, proprio l’anno del calendario terrestre in cui la trama poneva l’inizio dell’avventura spaziale. Fu in quel ’99 che a Reggio nasceva una band musicale.
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«Da bambino ero stato un appassionato di questi telefilm. Con gli amici scendevamo in cortile a giocare a Spazio 1999». Comincia così il racconto di Andrea Ferretti, che ha 47 anni e lavora come infermiere nella psichiatria a Scandiano. «Negli anni successivi “Spazio 1999” veniva trasmesso in piena notte su Rai Tre e io lo guardavo, prima di andare a dormire. Una volta vedo passare il nome dell’attore protagonista, Martin Landau, e così capisco che quello è il nome che posso dare al mio gruppo».
Probabilmente non sono in tanti a poter legare il singolare nome del gruppo rock all’attore americano e alla serie di telefilm, ma pronunciare “Martin Landau” significa mettere in campo una musicalità accattivante; e per Ferretti, ex bambino che raccoglieva le figurine della serie, si trattava della quadratura del cerchio.
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La Martin Landau Band non ha avuto sempre l’organico che ha oggi; il nome nasce con Ferretti – che del gruppo è voce e chitarra – e poi si stabilizza con la batterista Chiara Marini e la bassista Barbara Sciamanna, conosciute attraverso il passaparola e le affinità musicali.
«Siamo una band che propone rock potente ma anche melodico, di ispirazione anglosassone però cantato in italiano. In un primo tempo le nostre canzoni avevano testi effettivamente ispirati alla fantascienza: si parlava di viaggi, di anni luce, di gravità. I nostri ultimi brani hanno cambiato strada, sono più “neorealisti”».
Solo di pochi giorni fa è il successo nella semifinale di Sanremo Rock che vale il passaggio all’ultimo gradino di una competizione che esiste da decenni e porta in sé il fascino del nome Sanremo, anche se non ha alcun particolare legame con il Festival della canzone italiana.
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La Martin Landau è una band abituata al contatto diretto con il pubblico, anche se i locali adatti ad accogliere il rock italiano non sono tantissimi. «È un punto dolente – aggiunge Ferretti –. Non abbiamo un agente e questo non è ovviamente il nostro lavoro principale, quindi può capitare una serie di serate in tempi ravvicinati e poi un periodo senza concerti. Però siamo contenti dell’accoglienza che ci viene riservata. Ai nostri brani originali aggiungiamo le cover; agli ascoltatori piace, come è capitato di recente a Napoli, dove siamo stati protagonisti di un concerto bellissimo». —
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