Gazzetta di Reggio

Il film capolavoro su Antonio Ligabue proiettato in anteprima agli Stalloni

Il film capolavoro su Antonio Ligabue proiettato in anteprima agli Stalloni

Volevo nascondermi, la pellicola sul celebre pittore reggiano, è in programma ancora per oggi (16 agosto) all’Arena

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REGGIO EMILI. Doveva uscire a fine febbraio, dopo i fasti del festival di Berlino dove Elio Germano era stato premiato come miglior protagonista per la sua interpretazione di Antonio Ligabue in “Volevo nascondermi”, poi la chiusura forzata di tutti i cinema a causa del Coronavirus. Subito dopo aver ricevuto l’Orso, Germano aveva dichiarato: «Voglio dedicare questo premio a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato, che è ancora con noi, che quello che facciamo in vita rimane. Lui diceva sempre “un giorno faranno un film su di me” ed eccoci qui».

Ora, in piena estate, è stato deciso di far uscire questo film, molto atteso da spettatori e da esercenti che sperano in qualche modo di risollevare le sorti dei magrissimi box office. La pellicola è stata proiettata a Ferragosto con replica oggi (16 agosto) in anteprima in Arena Stalloni alle 21.15, mentre la cassa del cinema aprirà alle 20.15. I reggiani avranno anche l’occasione di incontrare Giorgio Diritti (regista) e Tania Pedroni (sceneggiatrice) che per molti mesi hanno vissuto a Reggio e provincia, luoghi in cui il film, prodotto da Rai e Palomar, è stato girato due anni fa.

“Volevo nascondermi” è la storia di Toni, figlio di una emigrante italiana respinto dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vivendo per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo.

“El Tudesc”, come lo chiama la gente, è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato. Diventerà il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari stando sulle sponde del Po. Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene rinchiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere. Più di tutti, Ligabue dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti dall’infanzia.

L’uscita dall’ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

“Volevo nascondermi”, dopo l’anteprima in Arena, sarà proiettato in tutti i cinema al chiuso. Nella nostra città si potrà vedere sicuramente all’Olimpia, che riaprirà per l’occasione per la prima volta dopo la chiusura del 24 febbraio.

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