Un dj reggiano aprirà il concerto di Bologna in favore della musica «Pronti per ripartire»
Luca Moscatelli sarà il primo ad esibirsi il 12 settembre «Le persone saranno tutte sedute, sarà una bella sfida»
reggio emiilia
Pronto a ripartire. Porterà una forte impronta reggiana il grande concerto in programma il 12 settembre a Bologna, creato come momento di rilancio del mondo musicale emiliano-romagnolo. Ad aprire le esibizioni sarà Luca Moscatelli, in arte dj Fly, uno dei protagonisti in arrivo dalla nostra provincia assieme a Massimo Zamboni, Vinicio Capossela, i Nomadi, i Modena City Ramblers e Cisco (quest’ultimi sempre a cavallo fra le due sponde del Secchia), oltre all’organizzatore Roberto Meglioli.
«Sarà una bella occasione per vedere se le persone sono pronte a questo tipo di eventi, in altre grandi iniziative, come ad esempio quella andata in scena all’Arena di Verona, il pubblico mi è sembrato molto ligio», racconta Moscatelli.
Si può ripartire, forse?
«Forse siamo pronti a ricominciare, visto che un vero inizio per la musica ancora non c’è stato».
Il concerto di Bologna è un bel segnale?
«Mi fa piacere che l’evento sia sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, credo che anche per loro ci sia la necessità di ridare forza e vita alla musica. Ora non si parla solo di musei o mostre ma anche di musica, che spesso viene lasciata in secondo piano».
Il mondo musicale è uno di quelli che ha pagato il conto più alto nell’emergenza?
«Sì, è un universo poco rappresentato, non vi è una vera industria e ci sono tante modalità. Anche ottenere contributi era complesso, è un mondo che fatica a riprendersi. E che viene messo sempre all’ultimo posto».
Trova?
«La musica viene sottovalutata, viene vista come un “contorno”, anche quando ormai festival ed eventi si sono dimostrati dei veri e propri volani per le economie locali, soprattutto per le zone che non vivono di turismo: per quei luoghi rappresentano un bello stimolo».
Lei è un dj, di solito si mette davanti a un mixer per far ballare. Adesso non si può. Cosa cambia, nell’approccio?
«Ci viene chiesto di tornare al primo scopo dell’ascolto, quello dell’intrattenimento, che viene ancora prima del far muovere. Dovrò cambiare stile musicale, ma questo mi preoccupa meno».
Davvero?
«Non sono conosciuto per uno specifico genere musicale, posso permettermi di proporre quello che voglio, in questi momenti deve venir fuori la natura e l’abilità del dj, che deve saper fare tutto».
Un’altra grande novità è la percezione del pubblico: come capire se sta apprezzando?
«Sarà da scoprire. Il bello di avere una pista, se il dj la sa leggere, è che si può capire bene le reazioni del pubblico. Se la pista non si muove e si vuota qualcosa non sta girando».
E ora?
«Le persone saranno comunque sedute e questo potrebbe anche essere un aspetto positivo, tutti saranno “costretti” ad ascoltare, ci sarà l’opportunità per far sentire proposte inaspettate. Anche qui dobbiamo cercare lati buoni da cogliere».
Una prova di futuro a breve termine?
«Credo che sia così, per ora esibirsi nei club sarà molto difficile, non credo che ci saranno cambiamenti definitivi ma per un po’ dovremo attendere, e dovremo dare una risposta nel periodo in cui è anche più facile lasciar andar giù l’umore, l’inverno». —
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