Gazzetta di Reggio

PASSIONI TRASVERSALI 

Mostra permanente di Borghi nel B&B d’un ingegnere umbro

Mauro Grasselli
Mostra permanente di Borghi nel B&B d’un ingegnere umbro

Dalla “morosa” reggiana conosciuta da Federico Betti durante i viaggi di lavoro all’amicizia con l’artista, fino all’amore per la città di Reggio Emilia e la sua cucina

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SANT’EGIDIO (PG). Una storia d’amori e mattoni. Di pennelli e cappelletti. Una di quelle storie in cui non è poi così difficile imbattersi percorrendo il Belpaese. Una storia molto “reggiana”, seppur nata in Umbria. Gli amori della storia sono almeno quattro e hanno per protagonista un ingegnere 46enne di Perugia, Federico Betti: l’amore per una donna reggiana; la passione per l’arte; il feeling con Reggio Emilia; l’attrazione esercitata dalla cucina reggiana. A tutto ciò si aggiunge il lavoro. E come spesso accade, la storia nasce per caso, infilando una perla dopo l’altra.

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La “collana” inizia dai viaggi in Emilia per lavoro, fin dal 2011. Ecco «la morosa di Reggio Emilia – racconta Federico Betti –. Ah, se non ci fosse stata lei... Non ci sarebbe stato tutto il resto. Era il 2012, e quel giorno, passeggiando insieme in centro, vicino a piazza Prampolini, vediamo esposti i quadri di un artista reggiano, Alfonso Borghi. Mi informo, gli mando una mail, compro un suo quadro e nasce un’amicizia. In seguito gli chiedo se vuole esporre a Perugia, alla Rocca Paolina, e lui accetta. Lo metto in contatto con Massimo Duranti, critico d’arte di Perugia, e nasce una antologica molto bella, durata un mese e mezzo».

Betti e Borghi restano in contatto. «Ho comprato altri suoi quadri, anche perché in questo modo mi sembra di avere con me un po’ di Reggio, città che amo tantissimo e che considero un modello di città da proporre come esempio».

Frequentando Reggio, Betti conosce persone, luoghi, ristoranti, appassionati di arte e gastronomia. «Come Luciano Bianchi, grande amico di Borghi. Lui mi porta il suo aceto balsamico, io ricambio con l’olio umbro». Nel 2012 il terremoto nella Bassa porta Betti a intensificare i viaggi in Emilia. «Cantieri a Rolo, Mirandola, Cavezzo, San Felice sul Panaro, Concordia, Carpi. E ovviamente frequento ristoranti come il Canossa». Nel frattempo finisce la storia con la morosa reggiana, ma l’amore con Reggio Emilia ormai ha fondamenta robuste.

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Si arriva agli ultimi anni. Betti ha una vecchia casa del ’700 che fu la villa di campagna di un conte. Nei primi anni del ’900 l’edificio – situato a Sant’Egidio, a metà strada tra Perugia e Assisi, a pochi chilometri dalle più belle località umbre – fu ampliato. L’ingegnere e Alessandra, la nuova compagna, decidono di restaurarlo per farne un B&B. Nell’ottobre 2019 nasce il “Corte Viva Boutique”, immerso negli ulivi, in cui sono esposte opere d’arte di pittori fiamminghi, fino ad arrivare agli artisti dei giorni nostri, tra cui Borghi.

«L’ho fatto per diversificare: se si ferma l’edilizia, pensai, c’è l’agriturismo. E invece... Ecco il coronavirus – racconta Betti con un sorriso –. Ma siamo contenti, perché nei primi mesi di apertura e durante l’estate abbiamo avuto tanti clienti, il 90% dei quali del Nord: lombardi, emiliani, veneti, piemontesi, oltre agli stranieri. È un B&B, ma anche un luogo adatto per mostre, presentazione di libri, eventi culturali. Ogni camera ha il nome di qualcosa d’importante per l’Umbria: Bacio (Perugina), Sagrantino (il vino), Cashmere (Cucinelli), Jazz (Umbria Jazz), Mastro Giorgio (celebre ceramista di Gubbio), Frantoio (l’olio). A fine settembre Borghi verrà qui per parlare di un nuovo progetto». Certi amori non finiscono mai. —

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