Gazzetta di Reggio

Luzzara 

Le “Vite sbobinate” di Alfredo Gianolio per parole e musica

Giulia Bassi
Le “Vite sbobinate” di Alfredo Gianolio per parole e musica

Paolo Nori porta in scena il testo affiancato dal Concerto L’Usignolo stasera (ote 21.30) al Teatro Sociale 

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LUZZARA

Oltre alla piccola autobiografia di Pellegrino Vignali, detto Mandarèin, nel libro “Vite sbobinate e altre vite” di Alfredo Gianolio si racconta anche il pittore Giuseppe Raineri, che comincia così, scrive Paolo Nori: «Mi piace fare il ritratto di persone già morte, perché le persone vive non sono mai contente». O come la poetessa Carmen Togni, che, raccontando la sua passione per il ballo, dice: «Ci sono ballerine anziane brave. Ma più si va avanti di età, più vi devono essere cautele, essendovi spesso problemi di circolazione, un’ernia che può improvvisamente farsi sentire, qualche sensazione di vertigine, un balordone». O come Pietro Rovesti: «Ligabue lo conoscevo e lo conosco ancora bene anche dopo la sua morte». Così si snoda il libro “Vite sbobinate e altre vite” di Alfredo Gianolio ripubblicato nel 2013 da Quodlibet (collana Compagnia extra), che è una serie di nastrobiografie sbobinate dall’avvocato Gianolio scomparso due anni fa. Il libro viene portato a teatro in un format creato da Nori la cui lettura sarà contrappuntata dalla musica del Concerto a fiato L’Usignolo diretto da Mirco Ghirardini. Lo spettacolo va in scena questa sera (ore 21.30) al Teatro Sociale di Luzzara. Il libro e nato dalle trascrizioni di memorie, incise su nastro a partire dagli anni '70 che Gianolio ha realizzato – su esortazione di Zavattini – dei protagonisti della vita culturale della Bassa, in particolare di quella “razza” singolare e ormai perduta che fu quella dei pittori cosiddetti “naif del Po”, tra i quali Pietro Ghizzardi, che dell'autore fu a lungo amico. Si tratta di una generazione estinta di uomini, donne e artisti, 36 narratori-testimoni guidati da una saggezza che s'accompagnava ad un'ingenuità che sembra non avere riscontro nel presente. L'opera di Gianolio ricostruendo “dal basso” la storia e gli sviluppi del fenomeno naif riesce a mostrarcelo attraverso il punto di vista interno dei suoi protagonisti, semplici e umili, ma non per questo meno lucidi nel rilevare le contraddizioni e i significati espressivi più nascosti dell'arte incolta. All'intero di questa summa di memorie rivestono un ruolo centrale quelle di Pietro Ghizzardi. «Io ho l’impressione – dice Paolo Nori – che questo “Vite sbobinate” sia un libro del quale si potrebbe citare ogni riga, perché ogni riga va in una direzione inaspettata. È un libro pieno di gente che, come dice Gianni Celati, «anche se parla delle proprie disgrazie, quando ne parla di gusto è beata, perché le disgrazie diventano fole e si perdono dietro al gusto delle fole che fa dimenticare tutto». —





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