Gazzetta di Reggio

la mostra 

Le chitarre di Wandrè nell’olimpo dell’arte Una settantina di “opere” vola a Montecarlo

Cristina Fabbri
Le chitarre di Wandrè nell’olimpo dell’arte Una settantina di “opere” vola a Montecarlo

Gli strumenti del liutaio di Cavriago sempre più acquistate non solo da musicisti ma anche da architetti e designer 

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CAVRIAGO

Le chitarre di Wandrè nell’olimpo dell’arte: a Montecarlo fanno sfoggio di sé in questi giorni in una delle più prestigiose gallerie d’arte del principato di Monaco, la G&M Design. Fino al 10 ottobre è possibile ammirarne una settantina, di diversi modelli ed epoche, grazie a Maurice Suissa, importante collezionista francese, nonché manager di artisti e produttore di eventi culturali prevalentemente musicali, che possiede migliaia di chitarre e fra queste oltre 160 sono del liutaio cavriaghese.

«L’originalità di questa esposizione è che intende valorizzare il Wandrè artista, tant’è che viene proposta, a differenza delle mostre a lui dedicate allestite fino ad ora, in una galleria d’arte – spiega Marco Ballestri, curatore della biografia di Antonio Wandrè Pioli uscita nel 2014 –. Queste chitarre sono infatti, oltre che ottimi strumenti musicali, dei capolavori artistici assoluti».

Maurice Suissa ebbe l’idea di allestire questa esposizione nel 2016 quando incontrò Ballestri e altri amici del nostro liutaio a Cremona, a “Mondo Musica”, dove era allestita una piccola esposizione su Wandrè. «In quell’occasione scoccò la scintilla: parlammo a lungo degli stretti rapporti tra l’arte e la liuteria di Pioli. Quelli di Wandrè non sono infatti semplici strumenti musicali ma sono quel giusto mix tra idea, messaggio, ironia e trasgressione che differenziano le opere d’arte dagli oggetti comuni».

Wandrè seppe infatti trasformare la chitarra da attrezzo da lavoro del musicista in una vera e propria “protesi” dell’artista impregnata di emozioni. «Il suo è un design emozionale (non funzionale): le sue chitarre trasmettono già di per sé energia in virtù delle loro forme e colori. Senza considerare l’introduzione dei nuovi materiali, quali ad esempio l’alluminio e la plastica, e i tanti simbolismi nascosti in quelle forme apparentemente bizzarre».

Maurice confessò allora a Ballestri & company di voler promuovere il debutto ufficiale di Wandrè nel circuito internazionale dell’arte pop e dell’arte contemporanea mettendo in mostra quelle “sculture” musicali. Questa di Montecarlo rappresenta la prima di una serie di tappe che si terranno in diverse capitali europee ed extraeuropee. «Non a caso si è partiti dal Principato di Monaco, luogo ideale per un battesimo di alto livello. La galleria è situata sul lungo mare, di fianco al ristorante Sass in cui si ritrova tutto il jet set di Montecarlo». L’allestimento è stato curato da Maurice Suissa e dalla direttrice Vanessa Erbaggio. Le chitarre sono state contestualizzate con elementi che rimandano agli anni ‘60 e ’70 come la vespa, la polaroid e giochi di luce. Il modenese Marco Ballestri e i cavriaghesi Giorgio Menozzi e Gianfranco Borghi hanno collaborato per gli aspetti biografici e culturali. L’architetto Menozzi in particolare ha realizzato e messo a disposizione un plastico in scala 1:33 che riproduce la fabbrica rotonda di Cavriago com’era nel 1959 e dalla quale uscirono quei capolavori.

«Questa esposizione rappresenta di fatto il riconoscimento ufficiale dell’appartenenza di Wandrè al mondo dell’arte contemporanea internazionale – conclude Ballestri –. Anche perché le sue chitarre già da qualche anno vengono sempre più acquistate non solo da musicisti, ma anche da architetti e interior designer come opere d’arte e complementi d’arredo».

In occasione dell’inaugurazione, il 5 settembre, la delegazione cavriaghese ha consegnato al promotore della mostra, come messaggio di ringraziamento della sindaca Francesca Bedogni, per aver intrapreso questo percorso di valorizzazione dell’operato dell’illustre cavriaghese, la bandiera e il gagliardetto del Comune di Cavriago, per sottolineare l’attaccamento del nostro concittadino alle proprie radici e la spilla riservata all’esclusivo “club degli amici di Wandrè” che Maurice Suissa ha molto apprezzato. —



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