Max Mara si ispira al Rinascimento per ripartire con stile e determinazione
La sfilata ieri sotto il portico dell’Accademia di Brera Il mantello-parka e le maniche svasate tra passato e futuro
MILANO
Un nuovo Rinascimento in versione Max Mara è andato in scena tra lo splendido colonnato del cortile dell’Accademia di Brera. La maison di moda della famiglia Maramotti ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro durante la Settimana della Moda milanese: un messaggio di rinascita, rinnovamento e ricostruzione. E come poteva essere altrimenti? Questa Fashion Week è stata la prima post pandemia. E una ventata di speranza e di voglia di ricominciare non potevano che essere il messaggio migliore da trasmettere per una ripartenza alla grande. Una sferzata di ottimismo, dunque. Grazie alle donne Max Mara che hanno sfilato ieri mattina e che vengono definite dall’azienda reggiana “eroine indomabili”.
Le donne hanno infatti un ruolo centrale in questo momento: «Stanno, in ogni campo, ricostruendo il mondo, meglio di com’era prima». Così per la prossima primavera estate 2021 Max Mara si è interrogata su cosa far indossare alle donne per assolvere a questo arduo compito. La risposta? Ha guardato a Corin Sworn, vincitrice nel 2013/15 del Max Mara Art Prize for Women. «La sua installazione multimediale “Silent Sticks” – spiegano dall’azienda – è ispirata alla Commedia dell’Arte del Rinascimento italiano, con i suoi ricorrenti temi di identità e ambiguità di genere, intrighi, tragedia, commedia, desiderio e magia. Così abbiamo interpretato la grafica e l’estetica elementare dei costumi della Sworn per una vera e propria rivisitazione del paggio». Così le donne internazionali di Max Mara si destreggiano tra le varie situazioni, spaziando tra diverse silhouette. Corte ed eleganti, o lunghe e ampie. Si passa dai morbidi spolverini in cashmere ai tailleur perfettamente costruiti; dai moderni parka sportivi ai mantelli rinascimentali; dai trench iper accessoriati che ricordano quelli dei paracadutisti, per arrivare ai maglioni impreziositi da maniche di broccato e alle impeccabile camicie abbinate a pantaloni ampi, con pieghe importanti e gessati.
Grande è l’attenzione ai dettagli: non passano inosservate enormi tasche funzionali, bottoni automatici e lacci, cuciture a contrasto e patch applicate damascate che rievocano gli intrecci dorati di una camera ducale mantovana. Le maniche sono svasate o aperte come spacchi; le scollature sono arricciate o dritte come un ritratto cinquecentesco. Poi le gonne e gli abiti sono abbinati a collant chiari, scarpe basse o alte a punta con laccetti alla caviglia. Le borse sono grandi come la “Ippolita” bag, o mini come ciondoli-portamonete da portare al collo. Per ripararsi dal sole, ci pensano gli occhiali oversize. La palette armonizza l’ocra, la terra d’ombra, la terra di Siena, il nero e il bianco a tocchi di colori delicati nei toni pastello tipici degli affreschi umbri, dall’azzurro al rosa cipria. Il tutto in un mix di materiali tecnici e preziosi tessuti naturali. «Max Mara è stata fondata in un altro periodo di rinascita – concludono dalla maison –. Nel periodo del boom della moda del dopoguerra l’Italia ha reinventato i classici con maestria artigianale e uno sguardo attento al design. Max Mara ha sempre creduto nel concetto di “bella figura” che riassume l’importanza di presentarsi al meglio. Quel credo non è mai sembrato più valido di ora». E questa sfilata mostra ancora una volta come ci si veste per ricostruire il mondo e fare “bella figura”. —
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