Gazzetta di Reggio

Orietta Berti si racconta: «La mia autobiografia tra ricordi, aneddoti, curiosità»

Cristina Fabbri
Orietta Berti si racconta: «La mia autobiografia tra ricordi, aneddoti, curiosità»

L’Usignolo di Cavriago dedica il libro al marito Osvaldo: «Mi ha fatto da manager autista, compagno, produttore: abbiamo sempre condiviso tutto della vita» 

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MONTECCHIO. Ci sono i ricordi del paese in cui ha trascorso l'adolescenza, che definisce “in stile Peppone e Don Camillo”, tra i comizi del Pci e la messa della domenica. «Oggi, se mi capita di passare per la piazza di Cavriago – si legge –, mi torna in mente quando andavo ai comizi con la mia mamma, che mi teneva sulle spalle e mi faceva reggere la bandiera rossa, e sento di nuovo l'odore dei petali che spargevo sul sagrato di San Terenziano». Questo e tanto altro nel libro “Tra bandiere rosse e acqasantiere” di Orietta Berti, uscito in questi giorni per Rizzoli.

«In questo libro ci sono i ricordi di quel paese, Cavriago appunto – racconta Orietta – in cui tutti al tempo sapevano se eri “rosso” oppure no. Cavriago è stata per decenni una roccaforte del Partito Comunista, che vinceva le elezioni con una maggioranza schiacciante. È l'unica cittadina occidentale a vantare, in piazza, la presenza di un busto di Lenin… e ricordo come se si fossero tenuti ieri i funerali di Stalin nel 1953, le cui riprese furono trasmesse in piazza».

Orietta Parla poi della madre, che gestiva la Pesa Pubblica, delle serate al Cinema Italia con la nonna, di quando andava a giocare con gli altri bambini vicino alla Cremeria Emiliana. Per arrivare a parlare del suo primo fan, suo papà, che voleva che facesse la cantante lirica: «Cantare era il suo sogno e, almeno all’inizio, l'ho fatto per assecondarlo, per fargli piacere».

Fino all’incontro che cambiò la sua vita, con Giorgio Calabrese (autore di importanti canzoni nonché talent scout) al Valli: era il 1961 e Orietta vinse cantando “Il cielo in una stanza”, ex aequo con una giovane Iva Zanicchi. «Rimase colpito dalla mia voce e mi propose di andare a Milano per sostenere un’audizione». E fu così che iniziò a spiccare il volo nel panorama della musica italiana diventando uno dei volti e delle voci più amate.

Ci sono queste e tante altre storie nel libro “Tra bandiere rosse e acquasantiere”. «Un libro scritto durante il lockdown – precisa la cantante che da quando si è sposata vive a Montecchio con il suo Osvaldo –. Dovevo pur trovare il modo per sconfiggere la noia dello stare in casa». Ed è stata la Zanicchi ad annunciarle che la Rizzoli avrebbe voluto fare un libro sulla sua vita. «Mi ha telefonato una sera per dirmelo e, dopo pochi giorni, mi ha contattato la casa editrice». Ma Orietta non si è dedicata solo a questo durante il lookdown: «Nei mesi scorsi ho anche registrato un cofanetto per i miei 55 anni di carriera: uscirà a dicembre e conterrà più di 140 pezzi venti dei quali di inediti”.

Orietta è un fiume in piena. Ma non c'è da stupirsi. Basta pensare che nella sua vita ha venduto oltre 16 milioni di dischi, partecipato a 13 Festival di Sanremo e lasciato una traccia indelebile nel mondo musicale e in quello televisivo. E adesso è pronta a presentare l’autobiografia in tv e in giro per l'Italia. «Dopo la presentazione a Bologna – racconta entusiasta – andrò a Verissimo, da Bruno Vespa e in altre trasmissioni; lo presenterò sicuramente anche a Cavriago e a Montecchio».

Il volume è pieno di aneddoti e ci fa viaggiare attraverso 50 anni e più di vita, di carriera, di storia d’Italia. Impossibile farsi raccontare un ricordo più bello degli altri. «Ce ne sono tanti – dice Orietta –. So però per certo che sono stata fortunata: per una ragazza di provincia, al tempo, diventare famosa non era facile. Incontrare Calabrese per me è stato fondamentale: si è preso cura di me, ha creduto in me. Gli devo molto».

Il mestiere della cantante non è comunque tutto rosa e fiori, ci tiene a precisare: «Si è continuamente sotto esame, anche se oggi è cambiata tanto. Oggi ci sono molte più opportunità: con internet la visibilità è amplificata ma resta comunque un lavoro fatto di sacrifici, in cui ci vogliono le persone giuste accanto. Avere una bella voce non basta». Ed è anche fondamentale avere il sostegno della famiglia: «È per questo motivo che dedico il libro a Osvaldo: è il perno di tutta la mia vita. Mi ha fatto da manager, autista, compagno, produttore. Abbiamo sempre condiviso tutto e continuiamo a farlo». —




 

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