Gazzetta di Reggio

Graziano Romani rende omaggio al grande Augusto riletto in chiave rock

Adriano Arati
Graziano Romani rende omaggio al grande Augusto riletto in chiave rock

Si spazia dagli anni ’60 delle origini alla fine degli '80. L’inchino a un maestro indimenticato e non solo dai fan 

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CASALGRANDE. Da Novellara a Salvaterra lungo un filo tutt’altro che invisibile, l’amore per il rock, quel rock ha segnato indissolubilmente l'ultimo mezzo secolo reggiano. Da pochi giorni è uscito “Augusto - Omaggio alla voce dei Nomadi”, 24esimo disco pubblicato nella sua carriera da Graziano Romani, una delle più amate voci rock italiane.

Casalgrandese, negli anni '80 è stato il fondatore degli amatissimi Rockin' Chairs, la più credibile versione nostrana del rock alla Springsteeen e formazione saccheggiata da Luciano Ligabue per ricostruire il suo gruppo alla metà degli '90, per “Buon Compleanno Elvis”. Nel suo cammino, Romani ha sempre alternato brani cantati in inglese ad altri in italiano, e ha sempre messo orgogliosamente in mostra la sua passione per la prima versione dei Nomadi, quella guidata da Augusto Daolio sino alla sua scomparsa. Ora è il momento di un tributo completo e compiuto a quei Nomadi, quelli del mito e degli anni oscuri, con un disco in cui Romani riveste di un abito rock diversi brani con parecchi decenni alle spalle, cruciali per la sua formazione umana e musicale.

Romani ha appena avviato il tour di presentazione, sabato 3 ottobre arriverà la prima tappa reggiana al Red Mosquito di Pratissolo di Scandiano, uno dei rifugi prediletti dal cantante reggiano. Sul palco del Red Mosquito, sarà affiancato dal polistrumentista Max Marmiroli in una versione acustica in duo.

Per chi voglia invece ascoltare le ben più poderose riproposizioni originali, il disco è disponibile, con i suoi arrangiamenti vigorosi, con muri di chitarre elettriche, una sezione ritmica ben presente e tanti contrappunti di fiati.

L’album è aperto e chiuso da due interpretazioni dell’unico brano scritto da Romani, per certi versi anch'esso una cover. “Augusto cantaci di noi" risale agli anni '90, al periodo dopo la morte di Daolio, ed è stata incisa in origine nel 2001 in “Storie dalla Via Emilia”, il secondo disco solista in italiano del rocker casalgrandese.

Ora è presente in versione elettrica e acustica, a incorniciare dodici revisioni dei Nomadi. Si spazia dai sixties delle origini alla fine degli anni '80, dal classicissimo “Canzone per un'amica” scritta da Francesco Guccini alla dolce “Ti Voglio”, già di suo cover dalla “I want you” contenuta in “Blonde on Blonde” di Bob Dylan, uno dei capisaldi del rock. Sempre da quei decenni arrivano “Per fare un uomo” e l’amara “Tutto a posto”, oltre che un “Giorno insieme”.

Vi è poi “Gordon”, ispirata ai romanzi e al film su Flash Gordon, all’epoca uno dei primi pezzi italiani di ispirazione fantascientifica e la più recente del mazzo, “Mercanti e servi”, dalla vena politica esplicita. Dal periodo di mezzo spicca un gioiellino mai realmente apprezzato, “Non credevi”, con chitarre rock simili a quelle delle origini, e l’altrettanto grintosa “Ala bianca”.

Un inchino a un maestro ancora ben presente nell’immaginario collettivo reggiano ed emiliano, tenuto vivo dai Nomadi odierni, sempre condotti da Beppe Carletti, ma pure dai ricordi di intere generazioni, di concerti in piazza, di Feste dell’Unità e di canzoni, firmate Guccini, Kinks, Veroli, che tutti conoscono e identificano. Basta una nota, nulla più. —




 

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