Gazzetta di Reggio

“Don Juan”, l’uomo incapace di amare portato in scena dal grande Johan Inger

Giulia Bassi
“Don Juan”, l’uomo incapace di amare portato in scena dal grande Johan Inger

Reggio Emilia, la produzione di Aterballetto in anteprima al teatro Valli.  Il coreografo: «Un mito che porta dentro di sè un trauma» 

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REGGIO EMILIA. L’elenco dei partner ma anche i teatri che a partire da questa stagione ospiteranno Don Juan è vario e ben nutrito. Significa che questo archetipo della cultura europea antico e contemporaneo al tempo stesso continua a stregare, e inoltre che la nuova produzione di Aterballetto a serata intera firmata da Johan Inger promette bene: la garanzia è proprio la presenza del coreografo svedese che in questi ultimi anni ha regalato infinite emozioni al pubblico oltre ad aver entusiasmato i danzatori.

Ed ecco il suo “Don Juan” con il titolo è alla spagnola in omaggio alle origini del personaggio codificato da Tirso de Molina. Annunciato più volte, ha dovuto affrontare le difficoltà della pandemia. Ma ora tutto è pronto.

L’anteprima è a Reggio Emilia oggi, martedì 6 ottobre, alle 18 al teatro Valli, la primissima al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara il 9 ottobre per poi volare a Parigi al Théâtre de Chaillot per cinque recite dal 14 al 18 ottobre, a St. Polten, Austria, alla Festspielhaus il 24 e dal 29 al 31 al Metastasio di Prato.

Nella coreografia troviamo tutti quanti i personaggi della storia, da Donna Elvira a Donna Anna a Zerlina e Masetto.

Nel caso di questa creazione la danza diviene lente d’ingrandimento dei singoli caratteri, e svela in modo sottile ma evidente il mondo interiore degli uomini e delle donne in scena. Inger interpreta in modo originale soprattutto Leporello e il Commendatore. Leporello non è più il servitore di Don Giovanni, ma rappresenta l’altro aspetto della sua persona mettendo in scena la dicotomia libertà / senso di colpa, esaltata dal disegno luci di Fabiana Piccioli: qui l’ispirazione, per citarne alcuni, viene da Dorian Gray di Wilde e Fight Club di Palahniuk.

«Ho scelto – dice il coreografo – di indagare la figura di Don Giovanni perché penso sia una grande sfida confrontarsi con un mito, e forse lo è anche di più con Don Giovanni per il suo carattere molto discutibile. Avvicinarmi a un personaggio complicato come questo mi spinge a mettere in discussione il comportamento maschile. Penso che sarà intrigante cercare di incontrarlo, non difenderlo ma magari spiegarlo. Il mio Don Juan porta con sé un trauma, che lo ha plasmato nel suo discutibile comportamento. Non è in grado di impegnarsi e può trovare soddisfazione solo nel qui e ora. Don Juan riflette sulle sue azioni? È qui che Leo (Leporello) entra in gioco nel nostro concept, si contrappone a Don Juan e attraverso di lui abbiamo cercato di creare uno specchio».

Per quanto riguarda la musica ,sulla partitura originale di Marc Álvarez creata per l’occasione e di potenziale esecuzione dal vivo con orchestra, i 16 danzatori di Aterballetto raccontano il Don Juan in un atto unico, immersi in uno spazio scenico, curato da Curt Allen Wilmer, senza connotazioni definite dal punto di vista geografico o storico; diversamente dai costumi che sono assolutamente connotati, grazie all'invenzione visiva di Bregje van Balen. —




 

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