Uno spettacolo che diventa un’installazione
“Curon/Graun” da oggi a domenica porta in scena al teatro Ariosto il campanile sopravvissuto alle ruspe
REGGIO EMILIA
Un evento trasversale ad alta concentrazione teatrale: di quelli privilegiati dal Festival Aperto, in questo caso uno spettacolo che diviene installazione a cui il pubblico può assistere oggi (ore 19-21), domani e domenica (16-21) al Teatro Ariosto per la regia di Filippo Andreatta, musica di Pärt e Britten coprodotto da Festival Aperto e Fondazione Haydn. È “Curon/Graun”, prodotto dalla compagnia Oht – Office for a Human Theatre. Il riferimento va all’oggetto dell’evento: il campanile, ovvero l’unico elemento architettonico che resta di un villaggio chiamato Curon (Graun in tedesco), distrutto nel 1950 per permettere la costruzione di una centrale idroelettrica. Il campanile, protetto dall’articolo 9 della Costituzione Italiana e dalla Soprintendenza per i Beni Culturali, restò in piedi mentre tutto il resto venne sommerso. «Il tema dell’ambiguità fra uomo e natura viene messo in scena attraverso la vicenda del paese altoatesino di Curon dove unico protagonista è il campanile è della chiesa del paese sommerso, che ricopre per allitterazione il ruolo della campana nel brano Cantus in memoriam Benjamin Britten – spiega il regista Filippo Andreatta –. Si parte dal silenzio come punto di non ritorno del compositore estone, che è riuscito a spingersi all’essenza della sua musica grazie a sei anni di ritirata contemplazione. I rintocchi fantasma del campanile connettono lo spettatore a una rinnovata struttura narrativa del teatro musicale: una narrazione rallentata, i cui parametri rientrano nel dominio del sacro di Arvo Pärt invitando il pubblico ad adottare criteri diversi rispetto a quelli generalmente accettati e conosciuti. Devo dire che tutto è cominciato dalla musica di Arvo Pärt, che io volevo utilizzare per realizzare un lavoro. Non sapevo quali brani avrei scelto e questo cantus è arrivato naturalmente, così come è arrivato il campanile, dopo aver passato ore e ore ad ascoltare brani di Pärt. Sicuramente ci sono cose che “arrivano” e semplicemente riconosci ma è fondamentale continuare a fare ricerca. Con la ricerca, una cosa che hai sottomano si trasforma in un’altra. Lo sfollamento del piccolo paese di Curon avvenuto nel 1950 diventa così l’espediente narrativo per utilizzare testi e immagini come unici elementi scenici per riavvicinare il teatro alla sua radice più profonda, quella di comunicare attraverso l’immobilità e il silenzio». —
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