Festival Aperto, un pieno di opera e danza
A Reggio Emilia un fine settimana ricco di proposte a partire da “I Cenci”, firmata da Giorgio Battistelli, al Valli
REGGIO EMILIA. Uno spettacolo di danza con il CollettivO CineticO di Francesca Pennini, e due opere: I Cenci firmata da Giorgio Battistelli e in prima assoluta Eurydice, une expérience du noir per soprano, pianoforte e live electronics di Dmitri Kourliandski. Tra venerdì 16 ottobre e domenica 18: indubbiamente un week ricco presenta il festival Aperto che per la prima proposta venerdì alle 19 e sabato alle 18 si sposta ai Chiostri di San Pietro.
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DANZA
La pièce in programma firmata da Alessandro Sciarroni “Dialogo terzo: in a landscape” prende ispirazione dall’omonimo brano di John Cage, un assoluto capolavoro composto per «calmare la mente e aprirla a influenze divine» ed è eseguito sulla scena dal performer e musicista Stefano Sardi. I danzatori di CollettivO CineticO imbracciano hula hoop azzurri e creano una danza cosmica e universale, quasi ipnotica, una danza di numeri e proporzioni, che indaga il fascino misterioso della ripetizione.
OPERA/1
Per quanto riguarda l’opera-melologo I Cenci, sabato 17 ottobre al Valli alle 20.30 è tratta dal capolavoro che Antonin Artaud scrisse nel 1935, ambientandolo nella Roma papale di fine Cinquecento. Un grande racconto in cui le voci degli attori - tra cui il pluripremiato Roberto Latini- si uniscono all’ensemble strumentale e all'elettronica con la direzione musicale di Francesco Bossaglia e la regia di Carmelo Rifici.
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Un grande racconto in bilico tra il melologo e l’opera, in cui le voci degli attori si uniscono ai suoni dell’ensemble strumentale e dell’elettronica, immergendo lo spettatore in un “teatro di musica”. I Cenci, rappresentata in inglese nel 1997, poi in francese e in tedesco, e - nel 2019 - per la prima volta in italiano, racconta la storia del terribile Conte Cenci e del suo assassinio, di cui viene accusata e condannata a morte la figlia Beatrice. Battistelli firma musica e libretto di questo lavoro in cui rinuncia totalmente alla voce cantata per riavvicinarsi alla concezione di Artaud del “teatro e il suo doppio”, del “teatro della crudeltà” in quanto “linguaggio nello spazio, linguaggi di suoni, di grida, di luci, di onomatopee”.
OPERA/2
Per quanto riguarda il lavoro di Kourliandski è in francese e fa immergere il pubblico nella solitudine di Euridice. Prima assoluta nel festival Aperto andrà in scena domenica alla Cavallerizza alle 16 e alle 20.30.
Di Euridice si sa che fu morsa da un serpente e che Orfeo s’impegnò a salvarla recuperandola dagli inferi. E si conosce il seguito, cioè che, girandosi verso di lei, Orfeo la perdette definitivamente. Di Euridice si sa anche che è stata la prima opera della storia che ci sia pervenuta: si tratta dell’Euridice di Jacopo Peri creata nel 1600, dunque di sette anni prima dell’Orfeo di Monteverdi.
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I compositori si sono serviti di questo mito talmente tante volte nelle loro composizioni che è quasi impossibile tenerne il conto. Ella è circondata da voci, le cui deformazioni si suppongono provocate dalla distanza che separa la donna dal mondo dei vivi. Il lungo poema di Nastya Rodionova, sul quale è composta la parte vocale divisa in sette arie, è un’intima introspezione, un’immersione entro un ambiente elettronico ossessivo.
«Immaginiamo lo spettatore/ascoltatore al centro di queste allucinazioni sonore – spiega nel dettaglio il regista Antoine Gindt – di fronte a un rituale in cui corpo e voce di Euridice si cercano, ora dissociati ora riuniti, di fronte alla memoria di Orfeo, che abbiamo affidato al danzatore Dominique Mercy». —
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