Dalla Mostra di Venezia al Rosebud la regista di “Miss Marx”
Susanna Nicchiarelli questa sera a Reggio per la proiezione del suo film «La protagonista potrebbe essere una donna del 2020»
REGGIO EMILIA
Questa sera (ore 21) al cinema Rosebud, è in programma “Miss Marx”, l'ultimo film di Susanna Nicchiarelli. Dopo la laurea in filosofia, con perfezionamento alla Normale di Pisa, Nicchiarelli si è diplomata in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha iniziato la sua carriera lavorando con Nanni Moretti. Nel 2009 con il suo primo lungometraggio “Cosmonauta” ha vinto il premio Controcampo alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 2013 ha realizzato “La scoperta dell'Alba” e nel 2017 “Nico, 1988”, biopic sugli ultimi anni della cantante Christa Päffgen, con cui ha vinto il premio per il miglior film nella sezione Orizzonti del festival di Venezia. Nel 2020 è tornata a Venezia per l'anteprima di “Miss Marx”, in gara per il Leone d'oro.
Il film racconta la vita di Eleanor Marx, la figlia minore di Karl Marx. In prima linea per il femminismo e il socialismo, miss Marx partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e l'abolizione del lavoro minorile. Poi nel 1883 incontra Edward Aveling, e la sua vita cambierà per sempre. Il film verrà proiettato il lingua originale con i sottotitoli, e sarà riproposto mercoledì 28, sempre alle 21. Questa sera sarà presente la regista. Ecco che cosa ci ha anticipato.
Come è nato questo film?
«Avevo letto per caso di questa donna, una grande femminista, che aveva tradotto “Madame Bovary” di Flaubert... per poi fare la fine della stessa Bovary. Mi ha affascinato questa contraddizione: una femminista che si uccide per amore. Così sono andata ad approfondire e ho scoperto una donna di grande intelligenza e grande lucidità, che allo stesso tempo aveva intrecciato un rapporto molto complicato. Credo sia questa la cosa più interessante: la contraddizione tra impegno politico e istinto romantico. Un personaggio così moderno e così antico allo stesso tempo».
Di che cosa parla quindi il film, secondo lei?
«Parla di una rivoluzionaria, che è anche un essere umano. Parla della complessità della lotta femminista e dell'emancipazione, ieri come oggi. Ecco, “Miss Marx” parla dell’oggi, della condizione della donna oggi. Io credo che non sia un film sul passato, ma sul presente. Eleanor Marx è un personaggio di una modernità straordinaria, una donna del 2020. Perché si tratta di battaglie valide anche ora».
A proposito di donne, miss Marx non è il primo personaggio femminile che lei porta sullo schermo. È difficile proporre personaggi femminili al cinema?
«Di personaggi femminili interessanti ce ne sono tanti, la cosa difficile è rappresentarli senza cliché. Credo che “Miss Marx” parli alle donne ma anche agli uomini, in particolare ai padri. Soprattutto per lo sguardo di questa figlia femmina nei confronti del padre... come già Nico di “Nico, 1988”, anche questa è una protagonista un po' diversa dal solito».
Che effetto fa, dopo Venezia, uscire in sala in un momento come questo?
«Andare a Venezia è stato molto bello. Tutti con la mascherina, tutti attenti e distanti... è stato bello vedere che eravamo tutti attenti e insieme ugualmente. Un po' come andare al cinema adesso: vedo il pubblico che continua a venire in sala, stando a distanza, e anche così nascono bellissimi dibattiti. La gente ha ancora voglia di andare al cinema e stare insieme. È nella nostra natura».
Progetti?
«Sto pensando a un'altra biografia. Mi piace molto lavorare su materiale reale. Come con “Miss Marx”: ho trovato un quaderno di quando era bambina, un disegno che poi ho messo nel film. Perché questi personaggi storici che sembrano immobili poi, in realtà, prendono vita». —
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