L’ultimo romanzo di Maico Morellini: «Dalla fantascienza al giallo horror»
Reggio Emilia, l'intervista all'autore: «È un ritorno alle origini, quando ho cominciato a scrivere scrivevo brevi racconti tra l'horror e il soprannaturale»
REGGIO EMILIA. «Un suono? Una musica? No. Qualcosa. Qualcosa stava arrivando». Questo il misterioso messaggio che recita la copertina de “Il ragno del tempo” , l'ultimo libro dell'autore reggiano Maico Morellini. Morellini è nato nel 1977 e vive in provincia di Reggio. Lavora nel settore informatico e da tempo si dedica alla scrittura: con il suo primo romanzo di fantascienza “Il Re Nero” ha vinto il premio Urania 2010. Nel 2014 ha creato la serie hard science fiction “I Necronauti”, mentre due anni dopo è uscito il suo secondo romanzo di fantascienza, “La terza memoria”. Sempre nel 2016 è stata pubblicata l'antologia “Voci della Polis”. “Il diario dell'estinzione”, pubblicato nel 2018, ha vinto il Premio Italia come miglior fantasy. “Il ragno del tempo” (ed. Providence Press). Ecco che cosa ci ha anticipato l'autore.
Come nasce l'idea del libro?
«È un ritorno alle origini: quando ho cominciato a scrivere scrivevo brevi racconti tra l'horror e il soprannaturale. Poi, dopo il premio Urania, mi sono dedicato alla fantascienza. “Il ragno del tempo” nasce perché in quel momento, parliamo del 2017-2018, venivo da un racconto su una nave fantasma, un classico. Così ho pensato di scrivere di un altro classico, la casa fantasma. Poi il libro ha preso un'altra direzione».
Quale direzione?
«Doveva essere un racconto, poi è diventato un romanzo breve. Oltre alla casa fantasma ho aggiunto un personaggio, o meglio, una presenza: un alchimista del Trecento che non compare, ma che è il cardine della storia. Così “Il ragno del tempo” si è evoluto in un giallo investigativo con una componente misteriosa. Dietro la casa c'è un mondo».
Ovvero, di cosa parla?
«Il protagonista, Manuel Barchi, dopo la morte dello zio si ritrova una misteriosa villa in eredità. Eredità che dovrà sbrogliare con l'aiuto di tre notai. Poi la storia si complica, anche con l'intervento di un'investigatrice bolognese».
Nel romanzo vengono citati Collagna, Cervarolo, Reggio Emilia Che rapporto ha con il territorio?
«Sono molto legato al territorio. Il mio primo romanzo era ambientato tra Reggio, Modena e Bologna. Credo che ogni regione abbia il suo fascino dal punto di vista narrativo, e l'Emilia-Romagna non è da meno: penso alla pianura, che ti dà l'illusione del controllo ma in realtà è una location perfetta per certe atmosfere».
Una delle frasi che colpiscono di più nella lettura è: “Il mondo non vuole essere scoperto, vuole essere sedotto”. Che significa?
«Ne “Il ragno del tempo” c'è un mondo. Un mondo invisibile agli occhi, che non ha bisogno di essere scoperto, ma sedotto, coinvolto per potervi accedere. In una realtà che non ha più tanti segreti, ho voluto restituire un po' di mistero, riscoprire la seduzione».
Altri progetti?
«In cantiere c'è un romanzo breve che spero uscirà nel 2021, anche perché saranno dieci anni da “Il Re Nero”. Questo libro vuole rendergli omaggio, soprattutto perché dopo “Il Re Nero” ho cominciato a scrivere tutti i giorni. Sto collaborando a dialoghi e sceneggiatura di un videogioco, e a breve usciranno miei racconti su antologie. E sto lavorando a un o romanzo che avrà come protagonista un giovane Cesare Lombroso». —
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