Reggio e i reggiani dalla Pace di Costanza al porticato infranto dal “piccone risanatore”
Alla seconda edizione il libro-passeggiata nel bello e nel brutto Autori: Alberto Cenci, Diego Menozzi e Angelo Spaggiari
storia
“Viaggio nella Storia della Reggio scomparsa”, il libro dedicato alle passeggiate “nel bello e nel brutto” della nostra città, esce in questi giorni in seconda edizione (Andata&Ritorno edizioni).
Strade, palazzi, angoli della città e figure della sua storia antica di secoli sono narrate da Alberto Cenci, Diego Menozzi e Angelo Spaggiari. Si tratta di una lettura del contesto urbano e del suo passato evolutosi sino a noi, lasciandoci a testimonianza monumenti, piazze e chiese cesellate dal tempo.
“Abbiamo voluto portare i reggiani a conoscere la storia e l’anima della loro città attraverso i secoli, sinceramente auspicavamo di suscitare interesse per l’argomento, ma la realtà della prima presentazione ha abbondantemente superato le aspettative ed ora riproponiamo il volume sperando di ravvivare l’amore per Casa nostra” dicono gli autori.
Il libro (pag.168, € 16) oltre che di notizie e informazioni è ricco anche di curiosità e aneddoti. Ad esempio pochi sanno che nel 1183 due delegati reggiani (Rolando della Carità e Alberto Cambiatori) firmano la Pace di Costanza, nell’omonima città tedesca. L’importante atto mette fine alle guerre tra l’Imperatore Federico I Barbarossa e la Lega Lombarda, (formata dai comuni a lui ribelli e guidata -nominalmente- da Papa Alessandro III) e corrobora l’indipendenza delle comunità locali meno vincolate al giogo imperiale. Il Della Carità porta a Reggio una copia del documento conservata nel Liber pax Constantiae (o Libro Grosso antico) prima raccolta reggiana di leggi, oggi custodito nell’archivio di Stato di via Cairoli.
Oppure che su piazza Martiri 7 Luglio insistono, sulla destra il bell’edificio che fu sede della Banca d’Italia, di fronte la splendida facciata del Teatro Municipale, e a sinistra l’orrendo “Isolato San Rocco”, in merito al quale Bruno Zevi ebbe a scrivere: “A Reggio Emilia, il porticato infranto. Reggio Emilia, città mesta. Non solo per le Reggiane che hanno ripreso a lavorare con soli 1500 operai invece degli antichi 8000. Vi è un altro motivo, meno drammatico ma pungente di tristezza.
Piazza della Libertà, con la demolizione e ricostruzione ormai avanzata dell’area detta “di San Rocco” denuncia un volto urbanistico e architettonico sfigurato da un palazzaccio ostile alle dimensioni e alle proporzioni del complesso ottocentesco che i cittadini più sensibili già ricordano con nostalgia …”. Le parole di un maestro come Bruno Zevi, da sole, bastino per condannare un misfatto edilizio ed urbanistico che coinvolse, oltre al “porticato infranto” (che ci appare sempre più bello ogni volta che lo guardiamo in fotografia), oltre a vari ambienti ormai storicizzati (Cinema, Caffè, circoli di intrattenimento), anche la settecentesca chiesa di San Rocco, adeguatamente ricordata da Stefano Maccarini, fra le “demolizioni autorizzate”.
Purtroppo, il misfatto fu voluto fortemente dal Comune, tant’è che il primo colpo di “piccone risanatore” dell’antica struttura fu proprio inferto, nel maggio 1952, dal Sindaco Cesare Campioli.
Poi, nella seconda parte del testo, gli itinerari nel bello e nel brutto della città, che gli autori hanno scritto come invito a leggerne le caratteristiche per preservarne la memoria storica.
Il libro è insomma una guida a passeggiare nella storia delle nostre radici e della città che, soprattutto in questo periodo meritano di essere amate. La guida non risparmia critiche a recenti interventi urbanistici che hanno inciso profondamente sui connotati cittadini, modificandoli marcatamente per sempre. —
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