Gazzetta di Reggio

Dalla Valtaro alla Pietra di Bismantova

Dalla Valtaro alla Pietra di Bismantova

Al confine con la Liguria e la Toscana, alla scoperta di un’Emilia segreta tra borghi magici e monumenti maestosi 

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REGGIO EMILIA. Al confine con la Liguria e la Toscana, l’Alta Valtaro è un universo dell’Emilia segreta che si dispiega oltre il parabrezza, non appena abbandonate le grandi direttrici d’asfalto e con esse i ricordi di un turismo pigro che si adegua alle rotte già segnate sui programmi per gite e vacanze. Il paesaggio che sfila fuori dai finestrini cambia rapidamente forma, diventando in un certo senso più nordico, caratterizzato cioè da cortei boschivi che sembrano dare silenziosamente il benvenuto in un mondo dal profilo appenninico, offrendo un assaggio dell’atmosfera e dei panorami di un’area della profonda provincia di Parma e di Visit Emilia (www.visitemilia.com) attraversata dal fiume che ne decide il nome e dominata dalle cime del Molinatico, del Penna e del Pelpi.

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Dalle pendici di quest’ultimo ha origine l’epopea degli Orsanti, una delle più affascinanti storie dell’Alta Valtaro, che ha per protagonisti gruppi di girovaghi domatori di orsi e di scimmie e fondatori di circhi di strada nati intorno al Settecento con l’idea di riconvertire l’attitudine di allevatori e ammaestratori di animali in un’attrazione da esportare.

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Nei borghi

Tra i borghi più belli d’Italia, Compiano ha visto trasferirsi a Vigoleno il museo dedicato alle imprese e all’immaginario di queste compagnie di giro ma può consolarsi con il suo meraviglioso castello. In posizione dominante, è un testimone di pietra dalla storia millenaria, la cui esistenza è documentata in età carolingia e che ha legato la propria vicenda a quelle di famiglie nobili, dai Malaspina ai Landi ai Farnese. Nella struttura che la duchessa Maria Luigia convertì in carcere nella prima metà dell’800 ci sono il Museo della Marchesa Gambarotta e il Museo Massonico Internazionale.

Monumenti iconici

A proposito di monumenti iconici, parlando di Alta Valtaro non si può non nominare il Seminario Vescovile di Bedonia. La grandiosità dell’edificio, fatto erigere nel 1846, è solo un assaggio del patrimonio artistico e letterario custodito all’interno, dove trovano spazio la Pinacoteca Parmigiani – con opere sei-settecentesche di Bartolomeo Passerotti, Ludovico Carracci, Luigi Crespi e altri esponenti di scuola emiliana – e due biblioteche. Nella più antica, una sala a volta dipinta è lo scrigno pregiato di 12.800 libri, di cui 260 Cinquecentine e cinquemila volumi datati fra il 1601 e la metà del XIX secolo. Gli sterminati spazi della struttura offrono anche una sede alla raccolta Opera Omnia Romeo Musa al Museo di Storia Naturale, al Planetario e a un Museo di Archeologia. Sarebbe ingiusto abbandonare la valle senza una sosta a Borgo Val di Taro (o Borgotaro), una gioia per gli appassionati d’arte e architettura, che possono immaginare di avere scoperto un gioiello, tagliato da vie, piazze e vicoli apparentemente studiati per esaltare l’eleganza di edifici come Palazzo Boveri, Palazzo Bertucci o Palazzo Manara.

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Alta Val Secchia

Abbandonata l’Alta Valtaro, il consiglio è quello di puntare in direzione Reggio Emilia, addentrandosi nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Qui, anticipata dai Gessi Triassici che occupano 10 km dell’Alta Val Secchia spicca la Pietra di Bismantova, vertiginoso monolito di arenaria che ha offerto a Dante l’ispirazione per il Monte del Purgatorio. Se dalla sua vetta si abbraccia un orizzonte punteggiato dalle più importanti cime dell’Appennino, ai suoi piedi sorge l’eremo dedicato alla Madonna, costruito nel XVII secolo tanto a ridosso della parete da apparire incastonato nella roccia. —

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