L’appello di Assolirica «La maggior parte degli artisti non vive in un mondo dorato»
La reggiana Annalisa Masselli, portavoce dell’associazione «Distrutto un patrimonio che ci fa conoscere ovunque»
REGGIO EMILIA
Tra le categorie enormemente penalizzate dai vari decreti che da marzo si sono succeduti per contenere il Covid, sicuramente vi è il teatro, l’opera lirica. Proteste e manifestazioni si portano avanti in questi giorni in tutt’Italia e tra le istituzioni che stanno lavorando per proteggere la categoria enormemente danneggiata, specie dopo l’ultimo decreto che ha richiuso un’altra volta teatri e sale da concerto vi è Assolirica, un’associazione nazionale che riunisce 450 artisti lirici, cantanti, direttori d'orchestra, registi, scenografi, costumisti, coreografi, light designer e in generale liberi professionisti del settore lirico.
A diffondere l’operato dell’associazione da settembre, in qualità di capoufficio stampa, vi è la reggiana Annalisa Masselli che in passato oltre a I Teatri ha collaborato con l’Arena di Verona.
«I cantanti e in generale i professionisti della lirica lavorano a cachet, quindi non sono contemplati per loro giorni di prova e tanto meno quelli di studio e preparazione – spiega la Masselli –. Se si ammalano o se i contratti vengono cancellati, non percepiscono alcun indennizzo. Già il precedente lockdown ha causato gravi difficoltà agli associati, artisti famosi e in carriera che hanno visto improvvisamente cancellare ogni entrata. La scelta dolorosa dei teatri di proseguire la programmazione durante il periodo estivo e nel primo periodo autunnale mettendo in scena le opere in forma di concerto, ha cancellato di colpo tutte le professionalità legate allo spettacolo vero e proprio: registi, scenografi, costumisti, light designer lasciandole improvvisamente senza un reddito. Questo, dato di fatto, è difficile da comprendere perché spesso si ha l'idea che l'artista guadagni cifre consistenti (che è vero solo nel 5% dei casi, quelli delle star della lirica). O peggio, che l'artista viva in un mondo dorato, fuori dalla realtà, quando non calca il palcoscenico. E così molti degli artisti lirici, quando loro malgrado si spengono le luci, si sentono isolati, lontani dalle loro professioni e dimenticati».
Per questo è nata Assolirica, per dar voce ad un comparto che è stato tralasciato dai ristori dei precedenti decreti come da quello attuale. Ne fa parte fra i tanti anche il soprano reggiano Elena Rossi, che a causa di burocrazie contorte ed escludenti, ha ricevuto solo i primi 600 euro e poi più nulla.
«Allontanare il pubblico dai teatri – continua Annalisa Masselli – significa distanziarlo dalla possibilità di trovare ragioni e soluzioni, perché è questo il ruolo della cultura. Attraverso di essa possiamo anche ripensare al nostro modo di vivere e di abitare sul pianeta. Per affrontare questi temi, come ufficio stampa di Assolirica, ho proposto un tavolo di confronto con le massime autorità del comparto dello spettacolo, che è stato realizzato a metà ottobre e che ha visto le massime autorità del comparto delle istituzioni lirico sinfoniche italiane con il direttore generale dello spettacolo dal vivo, Onofrio Cutaia. Poiché ci sono poi altre considerazioni, legate alla politica del Mibact (il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ndr) e in generale del governo italiano e di tutti quelli che li hanno preceduti. Oltre alla sanità e alla scuola l’altro mondo che ha subito negli anni tagli eccessivi è proprio quello della cultura che oggi è sostenuto con lo 0,027 del Pil. Basterebbe portarlo allo 0,1, cifra che sembra del tutto irrisoria se paragonata ad altri paesi, per risolvere problemi endemici, fra i quali la distruzione dell'opera lirica, patrimonio immateriale che fa conoscere l'Italia e la sua lingua nel mondo. Mi riferisco alle dichiarazioni di Gianluca Floris, presidente di Assolirica che ha ampiamente analizzato e documentato lo stato delle Fondazioni liriche, della legge che le ha costituite e contemporaneamente affossate». —
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