Il Teatro Municipale consacrato alla danza già nell’800 grazie al podestà Carlo Ritorni
Fu lui a volere il volto del ballerino/coreografo Salvatore Viganò sul boccascena e a ricostruire nei dettagli la sua vita
REGGIO EMILIA
Tra i personaggi illustri del nostro passato una figura culturale preminente quanto originale di cui non si parla mai abbastanza è quella del conte Carlo Ritorni, personaggio di spicco della restaurazione estense dopo il periodo napoleonico. Letterato, erudito, frequentatore e amante del teatro, era nato per la precisione a Finale Emilia nel 1786, ma trascorse gran parte della vita a Reggio dove, a partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, ricoprì la carica di podestà. In quella veste nel 1857 si apprestò ad inaugurare il Teatro Municipale alla cui edificazione contribuì in maniera decisiva. Fu autore brillante di numerose pubblicazioni sotto forma di “Annali del Teatro della città di Reggio 1826 - 1837” con pagine significative di analisi critica di spettacoli teatrali, musicali, coreografici.
A questo proposito, incrociamo due anniversari che ricorrono quest’anno e nel 2021. Ci riferiamo a Beethoven e al coreografo Salvatore Viganò: del primo sono i 250 anni dalla nascita, mentre del secondo, l’anno prossimo, i 200 dalla morte. Viganò è considerato il padre del coreodramma, balletto in cui la pantomima è integrata nella danza. Questo è il dedicatario dell’unico balletto composto da Beethoven nel 1801 “Le creature di Prometeo” del quale, non essendo ancora rinvenuta copia del libretto, l’argomento (la trama stessa) è stato ricostruito a partire dall’unica descrizione che ne diede proprio il nostro Carlo Ritorni nei “Commentarii della vita e delle opere di Salvatore Viganò” del 1838; pur non sapendo con certezza se Ritorni si riferisca precisamente e in tutti i suoi particolari a una rappresentazione avvenuta a Vienna, quindi “conforme” alla prima o ad una successiva rielaborazione milanese riadattata dallo stesso Viganò nel 1813. Sta di fatto che è l’unico a raccontarne i dettagli, collegati ai movimenti di danza con ricche descrizioni caratterizzate da una sorprendente dovizia di particolari riportanti con la precisione di una cinepresa.
Nel prezioso volume, oltre a ricostruire il balletto di cui uno dei temi è conosciuto in quanto caratterizza l’ultimo tempo della Sinfonia “Eroica”, in modo brillante ma esaustivo narra la vita di Viganò che all’epoca venne conteso da molte corti europee fino a quando fu nominato Maître de ballet a Vienna dove collaborò appunto con Beethoven per poi divenire Maître de ballet alla Scala.
Dalle prime pagine dei “Commentarii della vita e delle opere di Salvatore Viganò” tra l’altro si scopre che il nonno di questi, un certo Giacomo Braglia, era di originario di Scandiano e il figlio Onorato Viganò, padre di Salvatore, (che per opportunità prese il cognome della madre) fu anch’egli un celebre coreografo che sposò Maria Ester Boccherini, sorella del noto compositore Luigi.
Questa predilezione per Salvatore Viganò da parte del Ritorni, spiega la presenza del volto del ballerino/ coreografo proprio sopra il boccascena del Teatro Municipale che già da allora fu in un certo senso, quasi “consacrato” alla danza. Ma per un altro aspetto, non meno significativo, è da ricordare Ritorni – di cui in passato a scoprirne l’importanza fu Magda Prati che ne fece oggetto delle sua tesi poi pubblicata nel 1972 dal Bollettino Storico Reggiano – per i suoi importanti contributi sull'arte di dirigere i teatri, sia in forma amministrativa sia soprattutto in chiave di direzione artistica. Tali osservazioni presenti in “Consigli sull’arte di dirigere gli spettacoli” (1825) per quanto riguarda le modalità di lavoro degli attori di parola e delle compagnie di giro, costituiscono un insieme di considerazioni critiche sulle “imperfezioni” del teatro e sulla necessità di un rigore di carattere estetico che, sotto diversi aspetti, sembrano anticipare le successive osservazioni e pratiche che nella seconda metà del secolo porteranno all'avvento della regia teatrale. —
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