Un catalogo dedicato a William Catellani pittore e incisore “profeta in patria”
L’artista avrebbe compiuto 100 anni proprio in questi giorni Montecchio lo ricorda con una pubblicazione preziosa
MONTECCHIO
«Il problema, e più invecchio e più lo sento, è capire qualcosa della vita, capire perché siamo qui, cosa ci facciamo», affermava con candore nel 1990 in un’intervista il pittore e incisore montecchiese William Catellani (scomparso nel 2013) che in questi giorni avrebbe compiuto cent’anni.
Il suo paese natale lo ha ricordato attraverso la pubblicazione di un prezioso catalogo dei suoi disegni (1937-2013) grazie al lavoro di ricerca svolto da Loris Lusuardi e dallo Studio Bibliografico “Le Muse” che è stato presentato in streaming sabato – ma l’evento è ancora visibile dal sito del Comune di Montecchio – dalla curatrice Elisa Lusuardi, insieme al sindaco Fausto Torelli e al critico Sandro Parmiggiani.
A proposito della pubblicazione, secondo quest’ultimo, pur non essendo un’indagine esaustiva – il numero dei disegni è di circa trecento ordinati in sequenze: paesaggio, figura, natura morta (trattandosi di arbusti, vegetali fiori... è meglio parlare di “natura viva”) – ci fornisce un approfondito ritratto dell’artista disegnatore che, tra gli altri, ha avuto come docente Giorgio Morandi ed è stato illuminato negli anni ’50 dalla scoperta dell’opera di Paul Klee.
La peculiarità di Catellani – puntualizza il sindaco Torelli – è quella di essere stato “profeta in patria”».
E nell’introduzione al catalogo oltre a menzionarne l’umiltà e la mitezza di Catellani, cita l’amato lavoro affrontato per anni dall’artista anche come impareggiabile docente e ammette: «Personalmente gli devo molto di più in quanto mi ha facilitato il percorso verso l’arte figurativa», oltre a trasmettergli «la capacità di guardare il mondo esterno con occhi interiori».
Parole bellissime all’interno delle quali si trova, in una magnifica sintesi, il messaggio racchiuso dai disegni di Catellani che secondo Parmiggiani rappresentano «un bosco che è venuto crescendo in autonomia, specchio di un’essenza interiore e mai sentita come pratica obsoleta... Questi disegni costituiscono un luogo in cui lo sguardo sul reale o la prefigurazione reale o fantastica trovavano un approdo che conserva ed esalta l’emozione della scoperta, dello stupore...».
Il ricco e interessante catalogo che contiene anche un significativo ricordo del figlio Paolo presenta riflessioni sulla sua arte che s’intrecciano al racconto sul suo modo di vivere in estrema serenità e in pace con la natura.
«Tutti i giorni faccio lunghe passeggiate» disse nella già citata intervista del 1990. Tra l’altro i suoi stessi allievi erano sollecitati a fare passeggiate quotidiane quasi facesse parte del medesimo insegnamento.
«Catellani mentre camminava – scrive il critico Sandro Parmiggiani – andava alla scoperta delle piccole umili cose del mondo (alberi, fiori, il profilo di una casa o di un borgo) che ne costituivano l’essenza segreta, faceva incontri sorprendenti e inattesi che erano vere e proprie epifanie dello sguardo». —
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