Gazzetta di Reggio

viaggio nei luoghi scomparsi

Reggio città d’acqua (fino a 2 secoli fa) Quando il Secchia arrivava in città

Reggio città d’acqua (fino a 2 secoli fa) Quando il Secchia arrivava in città

Un canale derivatore portava l’acqua in centro entrando da Porta Castello. E c’è anche il libro

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Il giallo “allenta” anche per la nostra città la morsa del Covid e ci consente di muoverci un po’ di più… Allora, anche per far spazio ai banchetti natalizi comunque senza assembramenti , vi proponiamo quattro passi: da Porta Castello a Santa Croce, seguendo le acque, il cardo romano e le tante curiosità che ci racconta Viaggio nella Reggio Scomparsa (Ed. Andata & Ritorno, pag. 166, €16).

Il Canale, la piazza e il cardo romano

Immaginiamo di entrare in centro storico da Porta Castello, a sud. Non solo dall’alba al tramonto essa consentiva l’ingresso delle genti, delle merci e delle bestie (minute e grosse) per il mercato di piazza, oggi, Fontanesi.

Ma da lì entrava, anche, il Canale Maestro proveniente dal Secchia che diramandosi in tanti corsi più piccoli dava acqua a guasti (aree incolte) pascoli e campi; faceva funzionare mulini e folli ed era anche “fogna” per la città. Il tratto iniziale prima a cielo aperto, fu poi tombato nel Settecento.

Entrando nel salotto buono di Reggio, fa specie sapere che il suo limite meridionale, subito a sinistra, ospitava una maleodorante conceria oggi “soppiantata” da bar e un negozio di fiori. Essa scaricava i propri effluvi in un rigagnolo che (passando la vicina piazza XXIV Maggio o della Legna o delle Brusaglie) finiva nel greto già del Crostolo, anche dopo la sua deviazione duecentesca. I commerci, le trattative e gli scambi erano regolati dal Treguano, una sorta di capo piazza col compito di evitare liti, frodi e regolare la raccolta del prezioso letame. Lo spazio divenne libero dal 1783, quando furono rimossi i ruderi della chiesa di Santa Maria Maddalena (probabilmente risalente al XII secolo), che posta all’estremità nordest, la denominava prima dell’attuale intitolazione, e del suo convento eretto dal 1515.

Proseguiamo seguendo un canale che, lungo l’antico cardo romano, scorreva in via San Carlo.

Qui aveva sede l’Arte della Lana (sulla destra, angolo via San Filippo) e poco dopo, a sinistra prima d’immettersi in via Toschi, troviamo lo sconsacrato oratorio tardocinquecentesco che la denomina e che precedentemente era dedicato a Sant’ Agata. Sotto il portico alcune lapidi ne rivelano la facciata.

Il macello e la rinata Torre

La base della rinata torre di San Prospero, gioiello rinascimentale cittadino (1535-1570), c’introduce attraverso via Prevostura nella piazza più reggiana di tutte.

Il luogo trova la sua dimensione aperta all’inizio del Cinquecento, quando miasmi e rumori delle macellerie ivi locate, pare disturbassero le sante messe e il fine olfatto dei canonici. Così “misteriosamente” in una notte del 1506 tutto andò irrimediabilmente a fuoco, senza essere ricostruito.

Poi, nel 1558, arrivarono le più soavi e chiassose ortolane, anche a cambiarne il nome. Quasi un secolo dopo si pensò di mettervi la Pesa dei fieni e il mercato bestiame, ma il ricordo, curiale, dei cattivi odori bloccò l’idea.

L’inizio del Settecento portò una cappellina oggi scomparsa, per cantare lodi e preghiere serali fra torre e basilica e, a metà secolo, ecco la nuova facciata di quest’ultima. Pochi sanno che qui (anno 1797, in un caffè) pare risuonasse per la prima volta la mazurca di Dabrowski, poi inno nazionale polacco.

ED ECCOCI IN VIA ROMA

Attraversata la via Emilia (o Decumano, o Regale o Maestra) eccoci in via Roma (già Santa Croce e De Amicis).

Al suo imbocco verso Modena, v’era il tribunale ducale (su progetto dei Marchelli) e prima ancora l’antichissimo monastero benedettino di San Tommaso (oggi lo ricorda un lurido portico) adiacente il seicentesco Convento del Corpus Domini (chiamato erroneamente di San Tommaso).

Li unisce piazza Scapinelli, oggi triste “parcheggio”. Lungo la strada, si suppone, vi fosse anche un limite del medievale castello vescovile.

Più avanti i resti della torre angolare del quattrocentesco palazzo Zoboli, potentissima famiglia reggiana, che ospitò Carlo V e Francesco I, confinano l’edificio su via Sessi.

Poi palazzo Fontanelli in angolo con via Alighieri o dell’Ospedale. Quattro edifici religiosi la impreziosivano nei secoli passati. Di loro rimane, la medioevale, San Giacomo.

Porta Santa Croce o Francesca

Eccoci arrivati alla fine del percorso, a quella porta che iniziò il cerchio delle mura medievali, nel 1199.

Proprio nelle sue immediatezze, nei pressi del mulino della Veza-piazza Vallisneri, usciva il nostro Canale in un ramo principale (altro era in zona via Franchetti - viale Isonzo). Questo antico accesso, venne successivamente inglobato in un bastione della cinta cinquecentesca di Ercole II.

Nell’aprile 1858, l’ultimo duca Francesco V la volle restaurata pagando di tasca propria ben 15mila franchi.

Il Comune grato pensò di dedicargliela.

L’anno dopo però la stessa Comunità lo cacciava, votandosi entusiasta al Regno piemontese, poi d’Italia. Così, almeno la Porta, conservò la coerente denominazione originaria. —

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