Gazzetta di Reggio

La massima onorificenza CITTADINA 

A Vasco Rossi il Nettuno d’Oro: «Finalmente Bologna mi ha adottato»

A Vasco Rossi il Nettuno d’Oro: «Finalmente Bologna mi ha adottato»

Il rocker emozionato: «Ora aspetto di tornare ai concerti Solo sul palcoscenico so davvero quello che sono» 

4 MINUTI DI LETTURA





Bologna. «Grazie a questa città, che mi ha accolto quando avevo 16 anni per frequentare le scuole superiori. Oggi sono stato adottato da questa città, finalmente, e questo mi fa molto piacere, sono fiero e orgoglioso di essere qui. Ho sempre abitato a Bologna, del resto, anche se non ho mai detto dove abitavo per evitare che troppa gente mi venisse a trovare». Così Vasco Rossi ricevendo ieri nella sala del consiglio comunale il Nettuno d’Oro, la massima onorificenza cittadina, dalle mani del sindaco Virginio Merola e dell’assessore Matteo Lepore. «Non mi candido ragazzi, non sono candido e non posso farlo», scherza il rocker con i giornalisti presenti, quando lo vedono seduto in sala tra gli scranni riservati alle massime autorità cittadine. «Grazie al sindaco – ha continuato Vasco – grazie a tutta la giunta e all’assessore per avermi dato questa grande onorificenza. Sono onorato e felice di ricevere questo premio dalla città che mi ha accolto, che mi ha nutrito, tra anima e spirito, e nella quale sono cresciuto, nella quale ho vissuto molte vite e che alla fine mi ha adottato. Sono arrivato a Bologna per frequentare l'istituto tecnico “Luigi Tanari” per diventare ragionieri. Lì ho scoperto la mia vena artistica, grazie al professor Farinelli, una figura molto importante per me, e anche a un gruppo di amici di teatro, negli anni '70 tra i fermenti culturali di quel periodo. Mi sono... mi sono perso», sorride a un certo punto Vasco perdendo il filo in sala, un po’ emozionato.

Per poi riprendere: «Le prime canzoni le ho scritte a 17 anni, per divertimento. Non immaginavo neanche lontanamente di fare questo mestiere». Si arriva al primo concerto in piazza Maggiore a Bologna, nel maggio del 1979: «Qui è partita la mia carriera artistica di cantautore e di rocker, avevo già fatto due dischi, per fortuna e per gioco, poi invece dal concerto in piazza maggiore è venuta fuori la mia voglia di comunicare, con le canzoni, con le parole e con la musica». Continua Vasco su quello show «dietro alla basilica», come lo definisce: «C’erano dei fricchettoni e pensavo “adesso mi tirano delle cose”... e invece no».

Ricorda quindi Vasco sul suo ritorno sul “crescentone” di piazza Maggiore a fine novembre, per girare il video dell'ultimo singolo che uscirà a Capodanno: «Ci sono tornato ed è sempre una piazza straordinaria. La piazza era vuota e deserta, bagnata di notte, con un uomo che canta la sua disperata canzone d'amore. Mi sembra una bellissima storia, in uno speciale set cinematografico». Si intitola “Una canzone d'amore buttata via» e sulle sue note Roberto Bolle ballerà il 1° gennaio in occasione della quarta edizione di Danza Con Me, lo show con cui Rai1 apre l'anno nuovo da tre stagioni. Aggiunge poi il cantautore di Zocca sulle sue canzoni: «Quelli che si riconoscono nelle canzoni di Vasco lo fanno perché hanno dentro le stesse insofferenze e insicurezze che io ho cominciato a esprimere».

Impossibile non parlare dell’anno della pandemia. Dopo un 2020 lontano dal palco e dagli stadi, Vasco Rossi spera che il lockdown della musica sia alla conclusione: «Io aspetto di tornare a fare concerti dal vivo, di poterci riabbracciare -– ha auspicato durante il conferimento del Nettuno d'Oro – per me il concerto è quello, si possono fare i concerti in streaming, si può far tutto, ma senza il pubblico vero davanti è molto diverso, non c'è il confronto». È anche una questione di benessere: «Solo quando sono sul palco sono tranquillo, sereno, perché so quello che faccio e quello che sono, poi nella vita torno ad essere confuso come sempre». Per il rocker di Zocca, è stato un anno difficile: «Ero abituato molto a viaggiare e spostarmi e il Covid mi ha messo parecchio in crisi». Anche se pure dal 2020 si può trarre qualche lezione: «Ho apprezzato alcune cose che prima non notavo: la mia casa, la città nella quale vivo». Ora, la speranza di vedere la luce in fondo al tunnel: «Sono certo che il prossimo anno sarà l'anno della rinascita». La speranza è di tornare su un palco a breve: «Mi mancano tantissimo i concerti, perché per me la mia vita è fare concerti e scrivere canzoni. Mi sono sentito strano perché non ha più nessun senso per me vivere senza far concerti». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA o

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google