Gazzetta di Reggio

Letture reggiane 

Da racconto incompiuto a romanzo illustrato Matteo Razzini sulle orme di Silvio D’Arzo

Giulia Bassi
Da racconto incompiuto a romanzo illustrato Matteo Razzini sulle orme di Silvio D’Arzo

Lo scrittore già vincitore del Premio Andersen riprende in mano “Una storia così” grazie all’editore di Corsiero Andrea Casoli

3 MINUTI DI LETTURA





Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Dieci anni fa Matteo Razzini vince il Premio Andersen che lo sprona a continuare un’attività di scrittore di testi per l’infanzia la cui caratteristica è quella di essere anche predisposti per il teatro. E i riconoscimenti continuano ad arrivare insieme a proposte importanti e collaborazioni prestigiose come quella con Lella Costa.

In questi giorni sta portando a termine un importante lavoro per la casa editrice reggiana Corsiero riguardante un racconto di Silvio D’Arzo, lo scrittore reggiano morto prematuramente a trentasei anni e nato cent’anni fa. «Mi ha contattato l’editore Andrea Casoli – spiega Razzini – per propormi nientemeno di continuare un racconto incompiuto del grande scrittore, “Una storia così”. Forse ha pensato a me perché il mio modo di scrivere è un po’ forbito, molto descrittivo. Forse sono un po’ vecchio essendo cresciuto con i classici... il fatto è che questo racconto è stato come un colpo di fulmine: mi ha fatto innamorare come succede con un colpo di fulmine ma subito dopo è subentrata la paura. L’uso della lingua in D’Arzo così permeata da una sensibilità unica esaltata da immagini poetiche originali: questo mi è piaciuto da morire – prosegue Razzini – ma mi ha fatto anche spaventare».

Così è nata l’idea di questo romanzo ma Andrea Casoli, conoscitore della figura di D’Arzo, si è voluto spingere al di là in quanto ha voluto corredarlo di immagini e, seguendo il fil rouge reggiano, ha scelto un altro reggiano Doc, Giuseppe Vitale.

«È la storia di un supplente che lavora al collegio Minerva diretto da Tobia Corcoran dirigente che non permette di leggere libri tranne tre testi prettamente scolastici... scritti dal dirigente stesso – racconta Matteo Razzini –. Un giorno questi si ammala e il supplente ne approfitta per andare in soffitta a liberare i testi di letteratura, li distribuisce ai ragazzi dicendo loro “leggete più che potete” mentre lui, Silvio D’Arzo, a sua volta termina di scrivere un romanzo. Quando torna il dirigente e si accorge che i libri da lui vietati erano in circolazione ordina di fare un rogo davanti al collegio».

Razzini è partito da questo punto, facendo in modo che i vari personaggi dei romanzi escono dai testi in preda all’orrore per quanto sta accadendo: chiaramente ha tenuto tutti i personaggi di D’Arzo aggiungendone però uno, se stesso che chiama Nino.

«In più, questo ragazzo, quello che pensava diceva. Era una cosa proprio più forte di lui. Se un qualche pensiero gli girava per la testa per più d’un minuto (a stare abbondanti, badate bene), senza curarsi delle conseguenze lo faceL’ova uscire dritto per dritto dalla bocca».

«Questo “storia” è estremamente interessante – ci dice con grande partecipazione e soddisfazione Andrea Casoli – in quanto racconta della passione di Silvio D’Arzo per la lettura che la declina a un livello di avventura giovanile come protagonista dell’Isola del tesoro o dei Viaggi di Gulliver. La lettura lo fa sfuggire a una situazione esistenziale non gratificante, lo fa sognare. D’Arzo legge con il cuore e con la passione di una ragazzino e la cosa originale è che qui cita i personaggi della letteratura canonica ma anche gli eroi dei fumetti da Topolino a Braccio di ferro, senza distinzione. Allo scrittore D’Arzo, si deve ancora rendere giustizia». «La cosa interessante – prosegue Casoli – è che non si è mai mosso da Reggio: era un europeo di provincia. Per dirla con Crovi “era un provinciale senza provincialismi”. Era ossessionato dall’idea di diventare una gloria locale. A Vallecchi, a proposito del suo romanzo “All’insegna del buon corsiero”, raccomanda di non fare propaganda a Reggio Emilia dove vive come professor Comparoni. A Reggio nessuno sa che scrive tanto che la posta non arriva a casa ma da un avvocato suo amico.

In ogni caso il marchio reggiano lo porta sempre con sé nel suo nome dato che D’Arzo vuol dire “ad Rez”, “Arzan” vale a dire “Silvio da Reggio”». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google