Palazzo Strozzi si prepara per la grande mostra sull’arte americana
Le opere tra il 1961 e il 2001
Gabriele Rizza
firenze. Si pensa e si lavora in vista del prossimo anno. Che tutti ci auguriamo, se non definitivamente guarito, almeno più rassicurante. Da tutti i punti di vista e sotto ogni profilo. A Firenze Palazzo Strozzi, chiuso con qualche rimpianto per sopraggiunto lockdown il capitolo dedicato a Tomas Saraceno, apre un nuova finestra sul Novecento. E stavolta con un balzo transoceanico. L'itinerario programmato dal 20 marzo al 25 luglio viaggia infatti su panoramiche stelle e strisce nella mostra “American Art 1961-2001” che per la prima volta racconta l'arte moderna negli Stati Uniti tra due momenti storici decisivi quanto traumatici: l’inizio della guerra del Vietnam e l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre. Lo fa, pilotata da Vincenzo de Bellis e Arturo Galansino, attraverso più di 80 opere di 55 artisti (pittori, scultori, fotografi, videomaker, performer) che arrivano a Firenze in prestito dal Walker Art Center di Minneapolis, uno dei più importanti centri di arte contemporanea del mondo. Concepita per Palazzo Strozzi come unica sede, l’esposizione racconta la ricca e poliedrica produzione artistica americana, investigando il rapporto con le trasformazioni della società contemporanea e contribuendo a definire la ricca e complessa identità degli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Le diverse generazioni di artisti sperimentano linguaggi che aprono alla ridefinizione dei confini dell’arte, unendo tecniche e media diversi, mentre usano, e sfruttano, il potere della creatività anche come strumento per affrontare temi caldi e in quegli anni di pressante attualità: vedi il consumismo e la produzione di massa, il femminismo e l’identità di genere, le questioni razziali e le battaglie per i diritti civili. Una ricca carrellata dove spiccano, fra i tanti, i nomi di Jasper Johns, Donald Judd, Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Kerry James Marshall, Bruce Nauman, Cindy Sherman, Robert Rauschenberg, Kara Walker e Andy Warhol. —
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