I primi 25 anni di “Linea Gotica” dei Csi pietra miliare del rock alternativo italiano
Le tracce dell’album, dedicato a Germano Nicolini e a Giuseppe Dossetti, risuonano ancora oggi attualissime
REGGIO EMILIA. Venticinque anni di immutata e sempre aggiornata perfezione. In questi giorni buona parte delle testate musicali italiane dedica nuovi approfondimenti al quarto di secolo dall’uscita di “Linea Gotica”, il disco più amato dei Csi, figli dell’esperienza Cccp di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni e del nucleo toscano transfuga dai Litfiba. Il più amato e per molti versi il più riuscito, in una discografia non particolarmente densa ma di livello medio difficile da concepire nell’oggi.
La storia
Un lavoro che affrontava la storia del ‘900, dalla seconda guerra mondiale e dalla Resistenza richiamate nel titolo alla guerra dei Balcani all’epoca ancora in corso, evocata dalle primissime note della canzone d’apertura, la “Cupe vampe” ispirata dal rogo che distrusse la bellissima biblioteca nazionale di Sarajevo, devastata da bombe incendiarie nel 1992. E venticinque anni fa la scaletta, con i suoi nove originali e una maestosa riproposizione di “E ti vengo a cercare” di Franco Battiato, suona ancora attualissima, nella parte musicale così come nei testi di Ferretti, che non è difficile applicare alle sofferenze individuali e collettive della contemporaneità, fra conflitti, timori e paure. L’inchino collettivo partito il 19 gennaio, in occasione della data esatta della pubblicazione curata all’epoca dalla PolyGram, ha coinvolto mezza Italia, fra articoli, servizi e tantissime riprese degli appassionati.
La memoria
A Reggio la questione è particolarmente sentita, e la memoria è tornata anche al poderoso concerto del 1996 al Teatro Valli, una delle pochissime tappe teatrali del tour seguito a “Linea Gotica”, oltre che al percorso avviato negli anni precedenti con “Materiale Resistente”, il grande progetto per ricordare il 50esimo anniversario della Resistenza concretizzato in un disco e nel concerto del 25 aprile 1945 a Lemizzone di Correggio, segnato dalla presenza sul palco di Germano Nicolini. Ed è proprio a Nicolini e a Giuseppe Dossetti che il disco è dedicato ufficialmente, come riportato con chiarezza nel libretto. Il “Comandante Diavolo” Nicolini e il “Monaco ubbidiente” Dossetti compaiono anche nel brano che dà titolo all’opera, un pezzo aperto da una citazione diretta di un altro grande “classico partigiano”, Beppe Fenoglio.
La Linea Gotica era il circuito difensivo creato dai nazisti sull’Appennino Tosco-Emiliano per fermare l’avanzata alleata, un luogo di guerra, di conflitti e di scelte, richiamate dal verso forse più celebre: «Occorre essere attenti per essere padroni di sé stessi occorre / Essere attenti La mia piccola patria dietro la linea gotica Sa scegliersi la parte».
Citazioni
Tante parole ancora oggi riprese e citate, dall’evocazione di “Irata” a “Cupe Vampe”, disegnate su partiture particolarmente aspre ed elettriche, ideate da Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Giorgio Canali e Massimo Zamboni per le voci di Giovanni Lindo Ferretti e di Ginevra Di Marco. Rispetto al classico approccio rock, manca spesso la batteria, suonata solo in alcuni brani da Marco Parente, all’epoca percussionista del giro Consorzio Produttori Indipendenti e oggi cantautore in proprio.
Non manca naturalmente la potenza, urticante soprattutto nelle distorsioni di chitarra e violino che animano i ricordi di violenza di “Cupe Vampe”, anzi, ma è una potenza particolarmente dolente, che amplifica il fortissimo impatto finale delle canzoni. Solo qua e là il respiro si allarga, nella cover di “E ti vengo cercare” apprezzata dallo stesso Battiato alla lunga cavalcata di “Esco”.
I vuoti di tensione? Non esistono, mai, nemmeno venticinque anni dopo. —
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