Gazzetta di Reggio

La rassegna 

Il Quartetto Prometeo sul piccolo schermo da Palazzo dei Principi

Giulia Bassi

Domenica sera (ore 20.10) su Rai 5 proposto un concerto del ciclo “Musica da camera con vista” 

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Con la puntata dal titolo “Cicli e metamorfosi”, che vede protagonista il Quartetto Prometeo, ovvero uno dei gruppi cameristici italiani più talentuosi, si chiude il ciclo “Musica da camera con vista”, progetto dedicato al quartetto d’archi curato da Giovanni Bietti e promosso dall’Associazione “Amici del quartetto Guido Borciani” in collaborazione con Tempo di Musica.

Domenica alle 20.10 Rai5 trasmetterà il concerto che si è tenuto i primi di settembre nel Salone delle Capriate del cinquecentesco Palazzo dei Principi a Correggio.

«Trovo che il progetto “Musica da camera con vista” sia un’iniziativa meravigliosa per la concezione ricercata, originale e che coinvolge moltissimi quartetti anche più giovani – spiega Francesco Dillon violoncellista del Quartetto Prometeo –. Di questi noi siamo i fratelli maggiori ma siamo onorati di farne parte. È bellissima perché connette il territorio delle provincia di Reggio e di Modena con l’arte musicale e nello specifico con il genere più sofisticato, la vetta intellettuale del pensiero da cameristico qual è il quartetto d’archi. Anche noi abbiamo scoperto luoghi stupendi e sale che si prestano in una misura maggiore rispetto a certi auditorium come quella del Salone dei Principi di Correggio».

Per il concerto nell’ambito di “Musica da camera con vista” il Quartetto Prometeo composto da Giulio Rovighi e Aldo Campagnari (violini), Danusha Waskiewicz (viola) e Francesco Dillon ha scelto di eseguire una sorta di grande monumento non solo del repertorio quartettistico ma della musica in generale qual è il Quartetto op.131 di Beethoven .

«La ricerca dei diversi luoghi non ovvi per portare la musica classica – prosegue Francesco Dillon – serve a “contagiare” il territorio; in questo modo qualifica ulteriormente il progetto e per noi costituisce una doppia soddisfazione. Per non parlare dello stile di alta divulgazione rappresentato dal lavoro di Giovanni Bietti che parla di musica raccontandola nel modo giusto: cioè divulgativo ma senza semplificarla per sminuire la forza della proposta. È un maestro – conclude – che sa ben raccontare e noi crediamo molto in questo tipo di analisi fuori da ogni banalizzazione». —

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