Gazzetta di Reggio

I grandi reggiani con Armstrong Ella Fitzgerald live al palasport

E.Spa.

I primi eventi al Posta o all’Arena Richetti poi le proibizioni fasciste e il mitico 1968 

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LE PUNTATE

Negli anni ’20 arriva a Reggio Emilia una nuova musica che nessuno aveva sentito prima. Il jazz ha ritmi e melodie “indiavolate” che lo fanno diventare subito di moda. Nascono così diverse iniziative, dai matinée della domenica mattina all’Hotel Posta, alla sala da ballo dell’Arena Ricchetti di Corso Cairoli. Le prime piccole orchestrine che si esibiscono in serate di questo tipo attirano sempre più gente, e gli occhi sono tutti puntati su “Al sband” ovvero il batterista, che con le sue bacchette dà spettacolo e diventa l’attrazione principale delle prime jazz band. È questo il contenuto della prima puntata di Al Sband, la new entry fra le numerose produzioni audio realizzate per Alimentari Cult, l’archivio audio di Spazio Gerra curato da Ics – Innovazione Cultura Società. La prima puntata ricostruisce la storia del jazz a Reggio Emilia fra il 1925 e il 1931.

I SOSPETTI FASCISTI

La seconda puntata, invece, ripercorre un periodo che va dal 1932 al 1944. Durante gli anni del fascismo il jazz è visto con sospetto come musica straniera e in quanto tale da proibire. Così per continuare a suonare, i musicisti escogitano improbabili e divertenti sotterfugi. Intanto la musica più tradizionale e il jazz iniziano a contaminarsi e nelle orchestre, entra anche la fisarmonica. Con l’arrivo della guerra i locali chiudono, il fascismo proibisce il ballo e sono sospese le tournée dei musicisti nei teatri. In questo periodo comincia a farsi strada, tra musicisti che faranno fortuna nel dopoguerra, come Hengel Gualdi.

la GUERRA mondiale

Cosa avvenne fra il 1945 e il 1953? È quanto raccontato nella terza puntata di Al sband. La guerra non impedisce ai reggiani di conoscere e amare il jazz, come raccontano Fiorenzo Fauli, fondatore del Crostolo River Trio, e Riccardo Mamoli, poi proprietario della Discoland. Una volta finita la guerra il jazz e il ballo diventano un elemento fondamentale della vita della città, simbolo della liberazione e delle nuove speranze che il dopoguerra porta con sé. In questi anni nascono decine di locali da ballo e proliferano i talenti jazzistici. Si moltiplicano anche le band e le orchestre, una fra tutte quella di Vanni Catellani che conta 20 musicisti, tutti reggiani, tra cui anche Carla Ragni, unica pianista e musicista donna del panorama jazz di quegli anni.

IL DOPOGUERRA

Il racconto del jazz prosegue con altre due puntate, una dedicata agli anni fra il 1954 e il 1962, un’altra fra 1962 e il 1968. Negli anni ‘50 Hengel Gualdi si afferma a livello nazionale, vince diversi premi e compone anche colonne sonore, tra cui quella del film di Pupi Avati “Jazz band’’. Negli anni in cui in città arrivano i Juke box e le prime pizzerie, grazie al cambio di gestione del teatro Valli, che da privato diventa pubblico, nasce la prima vera rassegna di musica jazz in Italia, in cui si esibisce l’orchestra di Vanni Catellani, ma soprattutto la Chet Baker Orchestra.

Nel 1964 apre Discoland, il primo negozio di dischi specializzato in musica jazz a Reggio Emilia e arrivano i primi concerti sperimentali e di free jazz, che destano scalpore e discussioni, come il concerto di Ornette Coleman al suo unico concerto italiano. Sempre nel ’64 apre Il cancello di Scandiano, il primo jazz club reggiano, gestito da Rino Rontani, un luogo riconosciuto a livello nazionale. Fu proprio Rontani a portare nel ’68 Ella Fitzgerald al nuovo Palasport di Reggio. Ma il grande evento del ’68 è la presenza di Louis Armstrong al festival di Sanremo, accompagnato da Hengel Gualdi, da Vanni Catellani e da altri musicisti reggiani. —

E.Spa.

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