Gazzetta di Reggio

Musica, balli, Acqua d’Orcio e dialetto Così Reggio s’innamorò delle Jazz Band

Evaristo Sparvieri
Musica, balli, Acqua d’Orcio e dialetto Così Reggio s’innamorò delle Jazz Band

In rete sbarca Al Sband, il nuovo progetto podcast di Spazio Gerra: volti, luoghi e suoni del jazz nostrano dagli anni ’20 ai ’70

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. Qualcuno avrebbe voluto occuparsi di jazz... canta Francesco De Gregori. E sembra proprio questo l’invito raccolto attraverso Al Sband da Spazio Gerra, il centro espositivo e di produzione del Comune, impegnato anche durante la pandemia a promuovere nuove forme di fruizione culturale, a cominciare dalla possibilità messe in campo grazie alle nuove forme di podcasting. Si tratta di produzioni audio realizzate per il sito Alimentari Cult, ovvero l’archivio audio di Spazio Gerra curato da Innovazione Cultura Società (Ics), che si è arricchito di un nuovo progetto, ricostruendo la lunga storia della musica jazz a Reggio Emilia.

IL PROGETTO

Al sband, è questo il nome del progetto. Così infatti veniva chiamato in reggiano lo strumento che più di ogni altro identificava quella rivoluzione musicale che dall’America portava con sé i grattacieli di New York e le mille luci di Broadway: la batteria. Una catasta di tamburi piatti e timpani suonata in maniera spettacolare dai nuovi giocolieri della musica.

A Reggio Emilia in quegli anni c’era un batterista famoso in tutta Italia, Claudio Gambarelli; si dice che un giorno caricò i tamburi su un carro e, attraversando la Via Emilia da San Pietro a Santo Stefano, fece sfoggio di tutte le sue funamboliche qualità, lasciando i reggiani a bocca aperta.

I LUOGHI

Ma non c’erano solo musicisti. E la storia del jazz reggiano raccontato attraverso le voci di Al sband ricostruisce un intero clima musicale, dagli anni ’20 alla fine degli anni ’60, attraverso i contributi musicali dei più grandi jazzisti internazionali a fare da sottofondo a una narrazione basata su luoghi, voci, testimonianze.

La Sala Esmeraldo, il Crostolo River Trio, il Paradiso Blu, i Carillon Cabala, il Cancello, la Terrazza Paradiso, i Cuban Gcd, la Taverna Florida, il Copacabana, il Quintetto Star, lo Chalet Bottazi, il Sandalo Azzurro. Sono solo alcuni esempi di nomi dei tanti locali da ballo e delle numerose orchestre che hanno animato i pomeriggi e le serate della nostra città lungo il secolo scorso.

GLI ANNI

Nel progetto di Spazio Gerra si prova a immaginare cosa volesse dire ascoltare musica, frequentare locali, vestirsi da festa e, ovviamente, ballare negli anni ’20 e ’30, nel corso della seconda guerra mondiale o ancora nei decenni della ricostruzione, quando i reggiani e le reggiane popolavano luoghi dai nomi esotici, immaginando chissà quali località da sogno evocate da orchestre che si scatenavano a ritmo di jazz, mentre la gente vestita a festa beveva cocktail con l’Acqua d’Orcio e parlava dialetto commentando le qualità delle nostrane jazz band. Già, le jazz band: due parole inglesi che, utilizzando la classica inflessione dialettale reggiana, sono in grado di far comprendere meglio il titolo della serie di podcast prodotta da Spazio Gerra: Giass band, che ulteriormente contratta diventa proprio Al sband.

IL LIBRO

Tutto ciò e tanto altro, dopo essere stato scritto e approfondito con minuzia di particolari nel libro Reggio Emilia jazz 1925–1991. Dalla provincia al mondo (Compagnia Aliberti Ed.) da Giordano Gasparini, è ora diventato un audio-racconto. Le cinque puntate, della durata di trenta minuti ciascuna, percorrono una storia lunga cinquant'anni che descrive non soltanto la nascita e l’affermazione di questo genere musicale nel Reggiano, ma più ampiamente l’evolversi del costume e della socialità, facendo cosi comprendere meglio anche il nostro presente.

I PROTAGONISTI

Il podcast è raccontato a più voci e raccoglie estratti e commenti dei giornali d’epoca, recensioni e considerazioni di scrittori e intellettuali, come quelle scritte da Lando Orlich, che già nella seconda metà degli anni 40 faceva ascoltare Jazz al ridotto del Teatro Municipale utilizzando il suo grammofono e disquisendo in pubblico su generi, strumenti e stili. Al Sband contiene inoltre le testimonianze dirette dei pionieri: musicisti come Mario Campioli che con la sua orchestra ha girato tutta Europa, o Vanni Catellani che divideva le camere d’albergo con Chet Baker, mentre quest’ultimo prendeva le pastiglie lassative che dall’America gli mandava Louis Armstrong. Stralci di interviste, estratte dalla mostra fotografica Un giro di Jazz tenutasi nel 2015 sempre a Spazio Gerra per Fotografia Europea, si mescolano così alle splendide note originali dei brani di Bix Beiderbecke, Benny Goodman ed Hengel Gualdi, che da San Martino in Rio entrò a pieno titolo nel gotha del jazz nazionale. —

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