Festival di Sanremo, verso il rinvio ad aprile o a maggio
È una voce sempre più concreta che rimbalza dai piani alti della Rai dopo il “no” al pubblico pronunciato dal ministro della cultura Franceschini
SANREMO. Il Festival di Sanremo potrebbe slittare ad aprile, se non addirittura a maggio: non è più solo una eventualità teorica ma una voce concreta che rimbalza dai piani alti della Rai. A spingerla i molti dubbi del Comitato tecnico scientifico sul periodo prescelto, la prima settimana di marzo. L’andamento dei contagi, che si prevede in aumento, potrebbero indicare per quella settimana una zona arancione o addirittura rossa in Liguria. Ora però la Rai dovrà convincere Amadeus, che nei giorni scorsi ha addirittura minacciato di mollare. L’ipotesi che circola in Viale Mazzini è una risposta al secco “no” al pubblico all’Ariston, figuranti compresi, pronunciato dal ministro della Cultura Franceschini. Peraltro dovrebbe essere inviato entro domani al Comitato tecnico scientifico il protocollo che la Rai sta limando in queste ore: obiettivo, lo svolgimento dell'evento in sicurezza, mediando tra le indicazioni degli esperti e le esigenze dello spettacolo.
C’è un serio rischio assembramento: non basta blindare il teatro, le persone che vogliono respirare l’aria del Festival si riverseranno inevitabilmente in strada, anche senza eventi collaterali. E anche con la zona rossa a protezione della “macchina”, il protocollo sanitario dovrà garantire proprio la sicurezza fuori dal teatro. E allora, stavolta a pensare allo slittamento è la stessa Rai, che a fine aprile riuscirebbe comunque a conciliare palinsesto, pubblicità e tutto l’ambiente dello spettacolo che da giorni si sta rivoltando contro la kermesse.
Le obiezioni del Cts riguardano la “bolla” creata per tutti i dipendenti Rai che saranno la macchina organizzativa e operativa del Festival ma che per il Comitato tecnico scientifico così “sicura” non è: gli artisti, che sono 26, più il loro entourage, raccolti in uno spazio stretto come è stretto il dietro le quinte potrebbero portare casi di positività al covid.
«In un anno eccezionale, per la gravità degli eventi, ci si può aspettare un Festival eccezionale» ha dichiarato Giancarlo Leone, presidente dei produttori televisivi (Apa), ad di Q10 Media, oltre trent'anni in Rai, già responsabile di cinque festival (due edizioni di Fabio Fazio e tre di Carlo Conti). Leone, in un'intervista a Primaonline, rilancia l'idea di un Sanremo che per una volta sia solo una «sfilata di canzoni» in tre ore. «Il contest musicale – spiega – può durare in tutto tre ore, non di più. Palcoscenico raddoppiato utilizzando quasi per intero la platea dell'Ariston con enormi possibilità di impatto visivo e di spettacolo. Niente pubblico, solo alcune decine di figuranti o addetti ai lavori. Dalle 21 alle 24 il meglio della canzone italiana avrebbe portato ad una riduzione dello share, rispetto alla durata fino alle 2 di notte, ma a un incremento dell'ascolto medio, senza eccessivi danni per il Grp (Gross Rating Point, ndr) che interessa gli investitori pubblicitari. E con la possibilità per la maggior parte dei telespettatori di godersi per intero il festival». —
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