Orietta Berti serena: «Senza pubblico? Penserò alla gente a casa davanti alla tv»
La decana della kermesse in gara per l’undicesima volta «Non si può rinviare un appuntamento così importante»
Marinella Venegoni
SANREMO. Amadeus aveva detto che senza pubblico non avrebbe guidato il Festival, ma l’altro giorno è tornato in campo per la registrazione del nuovo spot della Tim, sponsor unico del festival, e si dice pronto a proseguire: lui, ultimo baluardo del filone nazionalpopolare della Tv, non può certo tradire le famiglie a casa che, finalmente, avranno un programma di cui parlare.
L’industria si è messa saggiamente al riparo preparando un protocollo ragionevole da integrare con le disposizioni del Comitato Tecnico Scientifico, più atteso della canzone vincitrice. Tutti dicono la loro, e i cantanti in gara? Zittissimi.
Ho consumato l’agenda nei giorni scorsi: un silenzio tombale.
Chissà cosa c’è da compromettersi. Si finisce sempre per invidiare gli americani che si espongono, da cittadini liberi: si pensa a Lady Gaga che canta davanti a Biden, ai comizi di Bruce Springsteen.
Qui tira invece una brutta aria, i mesi di streaming e di silenzio hanno fatto evidentemente del male.
Ma poi una voce rompe il silenzio ed è la decana, Orietta Berti, 77 anni orgogliosamente portati, Covid preso e brillantemente superato, a raccontare le preoccupazioni che uno non penserebbe.
Cara Orietta, ci dica una volta per tutte quanto è importante per un interprete avere o no il pubblico davanti, al Festivalone.
«È essenziale, ti dà l’emozione che tu devi esprimere. Ma poi, se il pubblico non è lì, devi pensare che ti guarda in tv. Il mio parere è che, pubblico o non pubblico, noi andiamo lì per cantare, è un’occasione importante e ci dobbiamo adattare».
C’è una scuola di pensiero, detestata dai vertici Rai, che dice che bisognerebbe rinviare
«Ma come si fa, sei legato a tanti vincoli. Sanremo è come una catena di montaggio, un lavoro di fabbrica. Ci sono l’editore della canzone, gli autori che te l’hanno scritta; il maestro che ha già fatto due arrangiamenti: per la canzone che hai inciso e in base all’orchestra di Sanremo. Un’orchestra magnifica, e quegli strumenti devi farli suonare tutti, e paghi due volte. Il disco: c’è chi ha fatto missaggi e il transfer, i grafici che hanno lavorato alla copertina e fanno le didascalie, poi i distributori. Pensi a me che ho un cofanetto di 6 cd per 55 anni di carriera, e 22 inediti. Intanto le prove sono cominciate il 29 a Roma, l’Orchestra ha già studiato tutto: io ci vado il 2. Poi c’è anche un’altra cosa, non meno cruciale delle altre motivazioni».
Cos’è l’altro aspetto cruciale?
«I vestiti che indossi. A quelli si lavora molto prima. Ci vuole un entourage. Di solito c’è una ditta di alta moda che ti offre collaborazione, prepara i modelli di carta che tu proverai prima che li trasformi in abiti. Ma quest’anno, secondo le disposizioni già date perché il lavoro della Rai va avanti, per via della pandemia devi arrivare all’Ariston in auto già vestita e truccata, pronta per andare in scena: ci è stato detto di trovare stoffe che non si stropiccino, e quelle che avevo scelto io si stropicciano tutte. Ci vuole seta pesante, i miei si stanno attivando. Tenga conto che ogni atelier è legato alle proprie linee di stagione per i tessuti. Io per esempio debbo rifare tutto».
Ci dica qualche colore che ha scelto, tanto per stare un po’ allegre.
«Sicuramente un cipria, fucsia-ciliegia, rosso intenso fuoco, poi un rosa antico o lilla, e un blu notte luminoso. A me piace il blu Cina, una volta c’erano delle pentole così ha presente? È lo stesso colore del fondo della bandiera europea».
Avrà pure girato un video, per la canzone che porta in gara.
«Ci ho lavorato fino a notte l’altra sera. C’è anche una coppia di ballerini in rosso che danzano: lei, bellissima, è piena di tatuaggi, mi chiedo queste ragazze quando diventeranno vecchie e si vedranno i tatuaggi cadenti che cosa penseranno».
Insomma come andrà a finire ?
«Credo a un compromesso, Amadeus lavora da un anno a questo Festival, pensi solo valutare le vallette, le conduttrici, gli ospiti».
E il ministro Franceschini, arrivato buon ultimo a bloccare i figuranti, per tenere tranquillo il mondo del teatro e della lirica?
«Tutti hanno naturalmente il loro modo di vedere le cose. E penso che ci dobbiamo adattare a quello che succede. Pubblico o non pubblico alla fine non cambia niente. Poche volte io ho cantato senza, ormai c’è pubblico, in tv. Tre mesi fa per esempio ho cantato da Costanzo e c’era il pubblico con le pareti trasparenti. Se vogliono, hanno le soluzioni: in fondo manca ancora un mese». —
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