Benvenuti nella città del Carnevale
A Castelnovo Sotto la 137esima edizione si terrà sui social: è nato nel 1885 come riscatto di una comunità contadina
Andrea Vaccari
Castelnovo Sotto. Quando si parla di “Città del Carnevale”, in provincia di Reggio Emilia, il pensiero corre dritto da queste parti, dove dei portici d’atmosfera e un’imponente rocca conferiscono al centro di Castelnovo Sotto un aspetto suggestivo ed elegante. Qui, per tutto l’anno, il Carnevale è letteralmente nell’aria, lo si respira a pieni polmoni grazie all’operosità di tantissimi volontari che si adoperano costantemente in vista della manifestazione nota in tutta Italia, che quest’anno avrebbe visto svolgersi la sua 137esima edizione. L’attuale situazione pandemica impedisce, purtroppo, di vedere i tradizionali carri percorrere l’anello del centro storico, e per quest’anno il Carnevale del Castlein sarà soltanto virtuale, con diverse iniziative organizzate sui social. Ma da dove parte la storia del Carnevale più irriverente della regione?
LE ORIGINI
La storia di questa manifestazione affonda le proprie radici nei secoli passati. I documenti d'archivio sanciscono che la prima Società per il Carnevale nasce il 24 marzo 1885, ma la necessità di creare occasioni di festa con maschere e scherzi non deriva da un atto burocratico o dall’esigenza di un momento. Essa rappresenta piuttosto, a quei tempi, il riscatto culturale di una comunità contadina affranta da condizioni di vita modeste. In un contesto nel quale la popolazione fatica tra condizioni di lavoro proibitive, clima insalubre, analfabetismo e invasioni di truppe straniere, le possibilità di trovare una soluzione appagante sembrano scarse. Offrono un’inaspettata opportunità le celebrazioni encomiastiche e le feste religiose. Ne è riprova la decisione del Comune di Castelnovo Sotto di partecipare alla sfilata diurna per le nozze dell’arciduca Ferdinando d’Este con la principessa Aldegonda di Baviera, nel 1842 (per l’allestimento dei due carri allegorici, affidato a Prospero Guatteri e Vincenzo Bertolotti, il Comune stanziò 4.305,45 lire italiane).
Una SOCIETÀ
Una tradizione ben radicata, dunque. Tanto avvertita da farle assumere un ruolo preminente nella realtà locale. È così che nel 1885 si giunge alla costituzione di una Società per il Carnevale per «promuovere e coordinare i divertimenti, onde maggiormente favorire il commercio e le industrie locali».
Nel 1947 si costituisce il Comitato del Carnevale: questa novità galvanizza gruppi di volontari che assumono nomi fantasiosi di scuderie sportive e porta a ricamare uno stemma del Gonfalone con i simboli dell’originale labaro ottocentesco. I gruppi che partecipano all’attività sono animati da intenso fervore e paiono voler recuperare la mancanza di spazi operativi del periodo fascista, in cui le iniziative di questo tipo erano sporadiche e di ridotte dimensioni. L’attività del comitato si sviluppa intensamente, riprendendo soggetti e temi del periodo anteguerra e progressivamente, adeguandosi all’evoluzione della società, anche il carnevale di Castelnovo di Sotto interpreta fatti e vicende della nuova realtà sociale e culturale.
Pur manifestando una riduzione operativa dal 1955 al 1969, il carnevale di Castelnovo Sotto pare trovare linfa inesauribile nella testimonianza dei Guatteri e nell’intento di onorarne la memoria e la versatilità d’ingegno.
L’ERA MODERNA
È così che nel 1977, sull’onda di una fase particolarmente effervescente dello sviluppo imprenditoriale locale, il comitato del 1947 assume una fisionomia adeguata alle esigenze del tempo: un capannone industriale dove dal 1973 si svolgeva l’allestimento dei carri carnevaleschi diventa la sede della società cooperativa che si assume il compito di permettere alla manifestazione di imporsi in un settore caratterizzato da accentuata competizione. Oggi il comitato ha assunto le sembianze dell’associazione “Al Castlein”, presieduta da Marco Mattioli, che oltre al Carnevale organizza da anni anche un’altra manifestazione (unica in Italia), la mostra-mercato dei carnevali. Ma, soprattutto, ha aperto le porte verso l’esterno con progetti rivolti alle scuole e al mondo dei disabili, con l’obiettivo di fare del bene e tramandare quella che, da queste parti, è considerata un’arte a tutti gli effetti. —
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