Gazzetta di Reggio

Scandiano 

La “scuola di fantasia” digitale fa tappa al teatro Boiardo

Adriano Arati
La “scuola di fantasia” digitale fa tappa al teatro Boiardo

L’iniziativa promossa da Ater prevede lezioni, spettacoli e laboratori interattivi coinvolgendo gli studenti del territorio e compagnie teatrali ferme da mesi 

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Una “scuola di fantasia” digitale. Coinvolgerà teatri e scuole emiliane, fra cui quelle di Scandiano, nei prossimi mesi, promossa dalla fondazione regionale Ater. La “Scuola di Fantasia” prevede lezioni, spettacoli e laboratori interattivi, tutti allestiti con piattaforme informatiche, coinvolgendo diverse della realtà della rete regionale Ater; oltre al cinema-teatro Boiardo di Scandiano, vi saranno il teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno, il teatro Magnani di Fidenza, l’Auditorium Ferrari di Maranello. Si parla di sette progetti che coinvolgeranno compagnie teatrali ferme da mesi, progetti pensati e sviluppati per una vita digitale, come alternativa – in grado di dialogare con gli spettatori – alla sosta forzata. Percorsi rivolti in prima battuta alle scuole del territorio, per tenere viva la fiamma, per così dire.

«Abbiamo dovuto arrangiarci per tenere un dialogo aperto con scuole e spettatori, siamo a febbraio, abbiamo davanti marzo e aprile», sottolinea il direttore di Ater Roberto De Lellis. E ora non ci si può fermare. «Bisogna comunque muoversi, perché quello che abbiamo scoperto in questi mesi di sofferenza è che per alcune attività gli strumenti digitali sono utilissimi, per la formazione in primis, anche gli artisti se ne sono accorti e hanno iniziato a capire che alcuni progetti si potevano portare avanti anche con questa modalità. Sono mezzi che all’inizio abbiamo anche molto odiato e ora abbiamo iniziato ad apprezzare», fa notare De Lellis.

“Scuola di fantasia” è il secondo passo della rassegna organizzata da Ater “Teatri nella rete”, ma è anche un salto notevole come approccio, molto meno frontale: «La prima rassegna di “Teatri nella rete” – precisa infatti il direttore di Ater – l’abbiamo fatta con registrazioni classiche, arricchite da altri contenuti, era nei fatti un’esperienza classica di streaming. In questa seconda parte abbiamo invece deciso di cambiare passo, di rivolgerci alle scuole e alle compagnie di teatro per ragazzi, che sono quelle che hanno sofferto di più. È una proposta con una forte connotazione educativa e pensata perché vi sia interazione con lo spettatore».

Un’interazione nuova, viene sottolineato: «Lo streaming non sostituirà mai lo spettacolo dal vivo, ma servirà per integrare, come è successo per i social – riflette De Lellis –. Fino a qualche anno fa i teatri non li consideravano, ora sono forse quelli che li stanno usando meglio. Vengono usati per creare interazione, per discutere, sono uno strumento utilissimo, e hanno cambiato le nostre strategie. Oggi nessun teatro si sognerebbe di non avere qualcuno che ci lavori costantemente. Lo stesso discorso vale ora per le piattaforme di videoconferenza: facevamo centinaia di chilometri per fare riunioni a Roma, ora le facciamo da casa senza consumare soldi e smog, sono elementi che resteranno».

Il direttore di Ater appare molto positivo, o cerca di esserlo. Non è facile, ammette, ma è necessario: «Ci sono tanti elementi di sofferenza ma cerco di guardare a quelli positivi, per cercare di ripartire. Dobbiamo trovare dei modi per combattere la paura che il pubblico non sia più abituato a una necessità come quella del teatro. Una necessità non del corpo ma dello spirito, e molto importante – spiega –. Sappiamo quanto soffriamo a non essere in contatto con gli altri, teatro e cinema sono un luogo di contatto che si ripete negli anni stagione dopo stagione. Un po’ abbiamo perso questa abitudine. Da parte nostra abbiamo cercato di tenerla in piedi anche con gli strumenti digitali. Speriamo che il messaggio sia arrivato». —

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