Gazzetta di Reggio

Teatro Valli 

Emanuele Ferrari suona e racconta il Notturno di Chopin

Giulia Bassi
Emanuele Ferrari suona e racconta il Notturno di Chopin

Ritorna il pianista e musicologo domani sera (20.30) in streaming Magica alchimia di note e parole

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Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Dopo la Fantasia in do minore di Bach, oggetto di riflessione e di analisi da parte del pianista e musicologo Emanuele Ferrari diventa il Notturno op.27 n.2 di Chopin. Ne parlerà dal palcoscenico del teatro Valli, alle 20.30, domani in streaming gratuito sul sito www.iteatri.re.it, sul canale youtube e sulla pagina facebook della Fondazione I Teatri. Per ripetere quella magica alchimia a cui ci ha abituato, fatta di note e parole.

Cosa accomuna i due brani? «In realtà – ci dice Emanuele Ferrari – entrambi mostrano benissimo come la musica sia un’esperienza profonda del tempo, ma un tempo utopico senza tutti quei caratteri che affliggono il tempo della nostra vita quotidiana. Nella vita concreta il tempo ha dei lati distruttivi è il più implacabile alleato della morte. E non dimentichiamo che c’è la banalità del tempo. quello sprecato, quello banale. Mentre in musica c’è soltanto un tempo costruito, un tempo che conserva o mette in relazione o porta verso qualcos’altro... Il tempo utopico della musica è dunque pieno di senso in un ogni suo istante».

Nello specifico, a proposito del pensiero musicale dei due autori, Emanuele ferrari ci dice che il tempo di Bach è cosmico mentre il tempo di Chopin è il tempo dell’anima.

Ma perché il compositore polacco è così caro al grande pubblico? «Chopin – è la risposta di Ferrari – è riuscito a dare una veste artistica convincente a un gigantesco equivoco: il fatto è che è uno dei compositori più sofisticati, aristocratici e sfuggenti eppure riesce a offrire questa arte così complessa, con l'apparente semplicità popolare. Se io sono seduto in poltrona e so che per bis dovrà essere eseguito Chopin cosa faccio? Sospiro, chiudo gli occhi e mi appoggio allo schienale... invece bisognerebbe ascoltarlo con gli occhi spalancati.».

Una ultima cosa a cui tiene particolarmente il pianista. «Sono contento di come presenterò questo Notturno – spiega Emanuele Ferrari – perché dopo decenni di studio, e dopo averlo eseguito in pubblico circa una trentina di volte, mi sembra di avere trovato finalmente la giusta relazione tra il tempo e la fisicità del suono. C’è un equilibrio precisissimo tra il suono che viene emesso, il tempo della musica e il mio corpo». —

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