Gazzetta di Reggio

la band 

Dalle vie di Roma a XFactor trionfa il rock dei Maneskin «Duri, ma abbiamo pianto»

Le chitarre elettriche sparate sul palco sono piaciute anche ai giovani: «Per noi è stata una legittimazione» 

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i vincitori

Dopo cinque estenuanti maratone, alle 2:30 di domenica mattina, il Festival di Sanremo ha dato il responso decretando i meritevoli Maneskin vincitori con “Zitti e buoni”. La band ha scavalcato Michielin/Fedez (una vera corazzata social) e Ermal Meta, con cui si sono contesi la vittoria all’ultimo televoto e all’ultimo gradimento di critica e sala stampa del festival.

Se il quartetto romano ha preso la palma con il leone, gli altri premi solitamente assegnati sono stati così ripartiti: Premio della Critica “Mia Martini” a Willie Peyote, Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo a Madame, Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” a Colapesce Dimartino, Premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale a Ermal Meta. I Maneskin come vincitori rappresenteranno l’Italia all’Eurovision Song Contest (la finale per ora prevista a Rotterdam il 22 maggio 2021). Sorprende per certi versi la vittoria dei Maneskin. Primo perché nella sfida finale, quella a tre, quella del televoto, sono riusciti a battere il duo Michielin Fedez, che avevano ricevuto un endorsement dalla più influente influencer d’Italia: Chiara Ferragni. Con l’arrivo del televoto infatti la coppia era notevolmente risalita in classifica generale, arrivando appunto al secondo posto. Evidentemente non è bastato: i Maneskin hanno sbaragliato la concorrenza direttamente con le proprie armi e sul campo (anche se con il plauso social di Vasco Rossi). L’altra sorpresa è di sentire delle chitarre elettriche (oltretutto assai forti) trionfare a Sanremo. Insomma uno strumento ormai desueto sconfigge l’elettronica che contraddistingue i giovani artisti approdati a questa edizione. Sembrerebbe una reazione, una risposta da parte del pubblico votante: legarsi ad un sapore classico, per quanto rock, piuttosto che cedere al nuovo. Comunque dietro una robusta grinta rock, lo strillante Damiano dei Maneskin non ha potuto non cedere alle lacrime nel momento della vittoria. «È stato un pianto liberatorio e di gioia- dice il front man - non siamo automi senza sentimenti e rendersi conto della vittoria con questo pezzo ha significato per noi qualcosa d’importante, una legittimazione». In sei anni i quattro sono passati dalle monetine in Via del Corso a Roma alla vittoria di Sanremo, con la loro “Zitti e buoni”, includendo un secondo (fortunato) posto a XFactor (2017). Un percorso sempre coerente all’insegna del (pop) rock. Ora un secondo album (“Teatro d’ira – Vol. I” dal 19 marzo) e due live a dicembre a Roma e Milano. —

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